E’ nata l’Unione Italiana Food

Paolo Barilla che sarà il presidente dell’Unione Italiana Food

E’ stata presentata oggi a Milano l’Unione Italiana Food. Si tratta di una nuova associazione di categoria, nata per valorizzare e tutelare alcuni fra i prodotti simbolo dell’alimentare italiano. A promuoverla le associazioni confindustriali Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta) e Aiipa (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari)
Lo scopo dichiarato è quello di dare maggior rappresentanza, sia in Italia che all’estero, alle istanze delle aziende di quei comparti alimentari che oggi si sentono meno rappresentate rispetto ad altri tradizionalmente “forti” come le carni e i lattiero caseari.
Il percorso prevede, con una serie di tappe, anche l’accorpamento in un’unica organizzazione delle due associazioni oggi presiedute da Paolo Barilla e Marco Lavazza. Il primo sarò il presidente della nuova realtà associativa, con il secondo come vice.
Importanti i numeri delle due realtà: Aiipa dichiara 300 aziende aderenti che sviluppano un fatturato intorno ai 15 miliardi. Aidepi 130 imprese con 18,6 miliardi di ricavi. Ma alla neonata Unione dovrebbero anche altre realtà come alcune multinazionali quali Mars, Mondelez International, Nestlé e Unilever. Se così fosse non mancherebbero le frizioni soprattutto per quanto riguarda una serie di direttive Ue tra cui, la prima e principale, l’etichettatura a semaforo che le multinazionali sposano e che, invece, le aziende italiane dell’universo Federalimentare hanno decisamente bocciato.
“L’Italia deve diventare il territorio ideale per fare il mestiere dell’agroindustria. Anche noi, con le nostre aziende familiari, potremo vivere bene se il Paese starà bene, e se il resto del mondo vedrà l’Italia come paese di eccellenza, ha detto Barilla.

Per l’occasione è stata anche presentata una ricerca Doxa – Unione Italiana Food che mette a confronto abitudini e valori del cibo per gli italiani e per i consumatori di Francia, Germania e Regno Unito, 3 mercati che da soli assorbono più di un terzo dell’export agroalimentare italiano.

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