I dazi Usa costeranno 4 miliardi all’agroalimentare italiano

Le politiche commerciali restrittive che il presidente Trump vuole imporre costerebbero caro all’export agroalimentare italiano. Gli Stati Uniti, infatti, rappresentano circa il 10% del’export del settore che complessivamente vale 3,8 miliardi di euro.
Come rileva Denis Pantini, responsabile area agroalimentare di Nomisma, l’export agroalimentare italiano corre veloce sui mercati esteri e ha totalizzato nel 2016 il valore di 38,4 mld, con un balzo del 73% negli ultimi dieci anni. Ma su questa espansione pesa lo spettro delle barriere tariffarie, come i dazi, e quelle non tariffarie, principalmente sanitarie, che nel 2016 hanno registrato picchi, come nel caso della Turchia, superiori del 40% ai prezzi all’import.
Gli Usa, dice Coldiretti, si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. Il vino risulta essere il prodotto più gettonato dagli statunitensi con 1,35 miliardi (+5% nel 2016), davanti a olio (499 milioni +10%), formaggi (289 milioni, +2%) e pasta (271 milioni, +4%) secondo le analisi della Coldiretti.
Risultati ottenuti grazie ai primati qualitativi e di sicurezza alimentare con l’Italia, continua la Coldiretti, unico Paese al mondo con 4.965 prodotti alimentari tradizionali censiti, 289 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg; ma è anche quello più green con quasi 60 mila aziende agricole biologiche in Europa ed ha fatto la scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare.
”Primati – afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – che vanno difesi dai rischi legati a una possibile stretta sulle importazioni, ma non è possibile accettare compromessi al ribasso su qualità e sicurezza alimentare; Unione Europea e Italia non possono rinunciare agli elevati standard raggiunti nell’agroalimentare, al contrario bisogna innalzare il livello di sicurezza dei prodotti sia in Europa che in Usa dove cresce la domanda di alimenti legati al territorio”.

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