Alti redditi per le Case vinicole di fascia alta

Sassicaia Tenuta San Guido

La redditività media delle aziende vinicole italiane di fascia alta è superiore a quella degli altri beni di lusso. E’ quanto emerge da uno studio Pambianco Strategie di Impresa sui fatturati 2015, condotto analizzando i bilanci delle prime 171 aziende italiane del wine per un giro d’affari complessivo di 6,2 miliardi di euro, evidenzia che le realtà top di gamma incidono per il 20% sulle vendite totali e hanno un tasso di crescita superiore al resto del campione, 7,8% contro il 4,6. La differenza maggiore sta però nell’ebitda. Quello delle aziende high level è mediamente pari al 23,1% del fatturato, contro il 7,2% della fascia media.
Restringendo il cerchio ai primi dieci produttori, la marginalità supera il 27%, con picchi del 42% per il capoclassifica Antinori e di oltre il 34% per Frescobaldi, in seconda posizione, che con la business unit Ornellaia sale oltre il 50 percento. Si tratta di indici molto più elevati di quelli ottenuti dalle aziende fashion, che nello stesso anno esprimevano come percentuale massima di ebitda su fatturato il 34,1% di Moncler, e anche del macro-comparto lusso, che non andava oltre il 37,1% di Pandora nei gioielli: livelli certamente ingenti, ma che finiscono per sembrare quasi modesti rispetto allo straordinario 55,2% messo a segno da Sassicaia (Tenuta San Guido), il top perfomer del vino italiano per marginalità ponderata.
Dietro Antinori e Frescobaldi, la classifica dei produttori più prestigiosi è composta, in ordine di fatturato, da Ruffino (controllata dal gruppo statunitense Constellation Brands), Lunelli, Banfi, Masi Agricola, Fontanafredda, Terra Moretti, Berlucchi e da Ca’ del Bosco, controllata a sua volta da gruppo Santa Margherita.

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