Il comparto risicolo chiede lo stato di crisi

Risaia in Lomellina

L’Italia da risaia d’Europa a importatore puro di riso. E’ il rischio paventato dai produttori che oggi a Roma si sono dati appuntamento per potestare per lo stato del settore. Chiamati a raccolta dalle organizzazioni agricole in oltre un migliaio sono giunti dalle regioni produttrici: dalla Lombardia al Veneto, dall’Emilia al Piemonte,
La Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Confagricoltura hanno chiesto al governo la dichiarazione dello stato di crisi. E Coldiretti ha organizzato una “guerra del riso” con ritrovo davanti al ministero dell’Agricoltura. Una battaglia sul fronte del prezzo, il cui drastico calo è dovuto all’import di riso dall’Asia. Nelle borse, ad esempio, il carnaroli italiano viene venduto da 374 a 405 euro la tonnellata, mentre l’anno scorso era ufficialmente quotato a 728 euro. Secondo Coldiretti, dal 2009 le importazioni in Europa di risone e riso lavorato nel 2016 sono aumentate rispettivamente del 5.650% e del 4.440%. Un prodotto che arriva dai paesi definiti meno avanzati che operano in regime Eba: possono esportare tutto (tranne le armi) senza dazi. Una misura che secondo Coldiretti favorisce le multinazionali del commercio, senza ricadute reali sugli agricoltori locali, alle prese anche con il lavoro minorile e con i danni causati dall’impiego intensivo di prodotti chimici, il cui utilizzo è vietato in Europa. Secondo Coldiretti servono misure efficaci per tutelare il riso made in Italy.
“Un pacco di riso su quattro e straniero ma il consumatore non lo può sapere e non è in grado di fare scelte di acquisto consapevoli per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza”, denuncia Coldiretti.
Le importazioni sconsiderate di riso lavorato Indica dall’Oriente stanno facendo crollare la produzione in Italia dove – spiega la Coldiretti – le semine si spostano sulla varietà japonica con gravi squilibri di mercato che spingono nello stato di crisi anche questo segmento produttivo
“Il riso Made in Italy è una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità che va difesa con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, il blocco delle importazioni da Paesi che non rispettano le stesse normative vigenti in Italia in termini di caporalato, di rispetto ambientale e di impiego di prodotti chimici pericolosi per la salute ma anche con l’avvio di accordi di filiera e di formule assicurative sui ricavi a difesa del reddito” ha affermato il Presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “Servono pero’ anche interventi comunitari tempestivi ed efficaci nei confronti delle importazioni incontrollate, che prevengano il rischio di perdite economiche per i risicoltori e non agiscano quando i danni si sono già verificati. In tal senso è necessario attivare la clausola di salvaguardia per il ripristino dei dazi”.

Il ministro dall’Agricoltura cerca di rassicurare i produttori: “Vogliamo introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine del riso in etichetta. In accordo con il ministro Calenda è pronto il decreto per la sperimentazione”, ha detto Maurizio Martina, in risposta alla manifestazione degli agricoltori Coldiretti davanti al ministero. Il ministro ha tenuto a precisare: “Lo chiediamo a livello europeo e siamo pronti a introdurre questo strumento in Italia. Il provvedimento prevede che sull’etichetta del riso debbano essere indicati il paese di coltivazione e quello di trasformazione per dare massima informazione ai cittadini”.

 

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