Salumi: gli italiani tra i più apprezzati in GB, indagine Nomisma a Cibus Connect

L’industria delle carni italiane oggi è sempre più presente sui mercati internazionali: nel 2016 ogni 100 euro di vendite dell’industria delle carni, 12 sono state realizzate in paesi esteri per un valore complessivo dell’export di 2,8 miliardi di euro (9% del totale alimentare). La progressiva crescita delle vendite estere, che ha fatto segnare un +75% nel corso degli ultimi 10 anni, ha consentito al settore di controbilanciare la contemporanea contrazione dei consumi interni. Gli italiani mangiano, infatti, sempre meno carne, come dimostra il calo dei consumi pro-capite passati dagli 80,4 Kg del 2005 ai 74,5 del 2015.
Nel mercato mondiale il nostro paese ha una quota pari al 7,7% su un valore totale di 21 miliardi di euro nel 2016. Di questi 3,4 miliardi (16% del totale) sono concentrati nel Regno Unito, primo mercato di importazione di salumi, con positivi trend di crescita nel corso degli ultimi 10 anni (+33%). I consumatori inglesi figurano anche fra i principi destinatari del prodotto italiano (11% del valore dell’export della penisola), ma sono preceduti da quelli tedeschi (21%) e francesi (17%). Quindi, data la rilevanza del mercato d’oltremanica e il suo positivo andamento, vi sono ampie opportunità che possono ancora essere colte dalle imprese italiane.
E’ quanto si evince da un’indagine svolta da Agrifood Monitor di Nomisma su un campione di 800 responsabili di acquisto del Regno Unito e presentata a Parma nella seconda giornata di Cibus Connect.
L’interesse dei consumatori inglesi per i salumi è elevato, come dimostrano il fatto che circa l’87% di loro li ha acquistati almeno in una occasione negli ultimi 12 mesi ed in particolare il 57% più volte nel corso di una settimana. Questi acquisti avvengono prevalentemente attraverso i canali della GDO – ipermercati e supermercati, ma anche discount e convenience store – sebbene vi sia anche una quota significativa di responsabili di acquisto di salumi che utilizza il web (acquisti via internet, spesa on-line). Non stupisce quindi che solo una quota più limitata e pari al 61% si serva al banco assistito/al taglio mentre esista un nocciolo duro di consumatori che mette nel carrello solo prodotti pre-confezionati a libero servizio.
Circa un consumatore del Regno Unito su due acquista prodotti italiani”, he detto Denis Pantini, Direttore dell’Area Agroalimentare di Nomisma, “e il suo profilo evidenzia caratteri evoluti determinati da un reddito medio-alto, un titolo di studio superiore e l’utilizzo di internet per la ricerca di informazioni sui prodotti alimentari. Il segno distintivo è però il legame con il nostro paese, sia perché ha origini italiane che perché ci è stato nel corso dell’ultimo anno.”
Guida la classifica delle notorietà dei salumi italiani il prosciutto cotto, seguito dal prosciutto di Parma, dal salame Milano, dalla Mortadella, tutti con percentuali di awareness superiori al 50%. Questi stessi prodotti sono conseguentemente anche quelli più consumati. Fra chi non consuma i prodotti italiani , invece, esclusa l’elevata quota di chi preferisce il prodotto inglese, il principale motivo resta il prezzo troppo elevato.