La Doria si prepara a crescere in Italia e all’estero

Il Gruppo La Doria, leader nelle conserve vegetali, intende espndersi sia in Italia che all’estero e per questo ha varato un  piano industriale 2018-2021 che prevede investimenti per 115 milioni di euro.In totale il piano quadriennale è di 114,7 milioni di euro e metterà al centro l’aumento della capacità produttiva nelle aree sughi pronti, legumi e confezionamento. Circa la metà della somma è destinata all’Italia e convergerà in particolare sui poli produttivi di Parma e sui due insediamenti in Provincia di Salerno, Sarno e Fisciano. Il restante 50% del flusso di capitale andrà a beneficio della controllata LDH nel Regno Unito, dove verrà realizzata un’importante piattaforma logistica destinata allo stoccaggio e alla movimentazione delle merci da distribuire sul mercato inglese.
Il piano è incentrato soprattutto sull’incremento delle venite di prodotti ad elevato valore aggiunto.
Lo sviluppo commerciale passerà da una crescita ancora più spinta nella categoria dei sughi pronti, che da tempo sono in cima alle preferenze dei clienti finali. Qui La Doria intende proporsi con un’offerta di elevata qualità, tipicamente italiana, aumentando la propria quota nell’alta gamma.
Confermato l’impegno sulle linee tradizionali come i derivati dal pomodoro e i legumi.
Per quel che riguarda le aree geografiche il fprogramma intende proseguire nel consolidamento dei mercati storici, nei quali La Doria è leader, o detiene posizioni importanti: Italia, Germania, Regno Unito, Paesi Scandinavi, Australia e Giappone, puntando, allo stesso tempo, a incrementare le quote in Francia e nei Paesi dell’Est dove esistono ancora interessanti spazi di crescita.
Il gruppo procederà poi nel percorso di internazionalizzazione scommettendo su zone geografiche con grandi opportunità commerciali, ma nelle quali le quote di mercato aziendali sono ancora ridotte, come gli Stati Uniti e, in un’ottica di sviluppo di medio-lungo periodo, su quei mercati a più rapida crescita e con maggiori potenzialità di spesa pro capite, come la Cina e il Sud Est asiatico, sensibili all’alimentare italiano, ma con livelli di consumo ancora relativamente limitati.
A fine programma, nel 2021, il gruppo guidato da Antonio Ferraioli raggiungerà un fatturato consolidato di circa 757 milioni di euro (a fronte di un fatturato consolidato 2017 di 669,1 milioni) un Ebitda di 79 milioni e un Ebitda margin al 10%, mentre l’utile netto è stimato in 43.

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