Critiche al Regolamento Ue per il biologico

Sta suscitando malumori presso gli operatori del settore il nuovo regolamento Ue sul comparto bilogico appena ratificato dal Parlamento europeo.
“Nonostante un giudizio che nel complesso confermiamo negativo, riconosciamo lo sforzo compiuto per migliorare il testo iniziale della Commissione. Sono state tenute in considerazione alcune delle richieste dei produttori biologici, tra queste la possibilità della certificazione di gruppo per le piccole aziende agricole riunite in cooperative e organizzazioni locali, strumenti per garantire un quadro di controllo e di garanzie anche sui prodotti importati dai Paesi extra europei. Lo sviluppo del settore biologico deve ora diventare una priorità delle politiche europee e nazionali, a partire dalle programmazioni regionali dei Piani di sviluppo rurale agli acquisti verdi della pubblica amministrazione”, dice Fabio Carnemolla Presidente di FederBio.

Critiche anche dal Ccpb che pone l’accento in particolare su due aspetti: a mancanza di omogeneità tra i vari Paesi nel definire la soglia massima di residui presenti nei prodotti biologici e l’eliminazione della visita ispettiva annuale per aziende considerate non a rischio.

Particolarmente critica la Cia – Confederazione Italiana Agricoltori, che in una nota sostiene: “Le nuove regole europee sull’agricoltura biologica non sono assolutamente in linea con i livelli e gli standard di qualità che sono applicati da anni in Italia, che è al primo posto in Europa per produzione e al secondo per superficie coltivata a “bio”. Esprimiamo quindi tutta la nostra contrarietà come Agricoltori Italiani. Questo il commento di Cia, a conclusione del voto dell’Europarlamento, che ha approvato in via definitiva il nuovo Regolamento su produzione e etichettatura dei prodotti biologici. Si tratta, di fatto, di norme che non riformano il settore biologico. Soprattutto non apportano alcun miglioramento per i consumatori nel momento in cui non intervengono sulle regole che riguardano la contaminazione dei prodotti, eliminando dai negoziati la questione delle soglie per i residui di fitofarmaci”.
“In questo modo si penalizza il nostro Paese, che è tra i più virtuosi nel rispetto del metodo di produzione biologica e del sistema dei controlli -aggiunge Cia- ponendoci in una condizione di svantaggio competitivo in Europa.Ora bisogna lavorare su due fronti: da un lato insistere a Bruxelles affinché, con gli atti delegati ed esecutivi, si vada verso misure armonizzate sulle contaminazioni e maggiori tutele per i produttori biologici; dall’altro lato riprendere in mano il disegno di legge nazionale sul biologico che il Parlamento uscente non è riuscito ad approvare”.

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