Ferrarini-Italmobiliare: ormai è un caso

La vicenda Ferrarini-Italmobiliare, con il corollario di scioperi dei dipendenti del gruppo reggiano, diventa sempre più un caso nazionale.
Dopo che l’azienda di Reggio Emilia ha deciso di interrompere il confronto con l’Italmobiliare per la cessione della maggioranza delle quote sociali il contrasto tra le parti sarebbe in via di definizione bonaria. E il gruppo Ferrarini sarebbe disponibile a pagare un indennizzo a Italmobiliare e al fondo QuattroR per aver interrotto le trattative di vendita. Infatti l’esclusiva siglata tra l’azienda reggiana e la holding della famiglia Pesenti avrebbe dovuto terminare a fine agosto. Ma il gruppo Ferrarini, il 3 luglio, ha interrotto il negoziato, facendo sfumare le possibilità di chiudere l’accordo. Se le indiscrezioni sulla risoluzione consensuale venissero confermate, per Italmobiliare il dossier Ferrarini sarebbe definitivamente chiuso.
Intanto sulla crisi Ferrarini interviene anche il governo chiamato in causa dai sindacati. In proposito la Flai Cgil di Parma fa sapere che sta svolgendo anche un lavoro sul piano istituzionale. “Abbiamo posto la questione alla Regione Emilia Romagna, e i nostri vertici nazionali hanno scritto una lettera a Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, chiedendo di incontrarlo. Cerchiamo di tenere alta l’attenzione sulla vicenda con tutti gli strumenti a nostra disposizione. Anche perché queste settimane sono decisive: o si prende una china o se ne prende un’altra”.
Intanto i sindacati confermano gli scioperi previsti per domani, giovedì 12 luglio in attesa di incontrare l’azienda il prossimo 20.  Sul piede di guerra, in particolare, sono i lavoratori dell’unità produttiva di Lesignano de’ Bagni (Pr).
Ma quali sono i timori dei sindacati? Come spiega Luca Ferrari, segretario Flai Cgil Parma, “l’azienda è in una situazione di crisi finanziaria allo stato avanzato, i lavoratori sono senza stipendio da maggio e registriamo rallentamenti dell’attività produttiva, perché qualche materia prima comincia a scarseggiare. In più l’azienda non comunica date certe per i pagamenti. Ma la società non può più aspettare e i lavoratori sono preoccupati per il loro futuro”.

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