Mangiarsano Germinal sempre più internazionale

Paolo Pisano Direttore commerciale Mangiarsano Germinal 

Nel 2018 siamo partiti molto bene con la Germinal Organic, la nuova società che abbiamo costituito a Los Angeles  per entrare nel mercato Usa che vale il 50% del mercato mondiale del biologico. Questo rappresenta il colpo d’ala che ci permette di uscire dai confini nazionali e europei e di potenziare il nostro livello di internazionalizzazione che ci vede attenti a tutti i nuovi mercati a cominciare dalla Cina.”
Paolo Pisano, direttore commerciale di Mangiarsano Germinal illustra in questa intervista le novità dell’azienda leader italiana del mercato del biologico. “Negli Stati Uniti vogliamo far emergere gli elementi distintivi dei nostri prodotti e delle nostre specificità ed è anche per questo che abbiamo creato un marchio ad hoc come Germinal Organic.”, prosegue.
All’estero l’azienda è presente in vari Paesi  europei, in Giappone, Australia, Israele, Emirati Arabi ecc e questo è stato reso possibile anche per le certificazioni acquisite, oltre 15 sia di processo che di prodotto.

Accanto al biologico Germinal Bio ha sviluppato anche il segmento dei prodotti free di cui siete stati una sorta di precursori.
Sì. Partiti con il biologico più di 40 anni fa per una scelta ben precisa, abbiamo avvertito presto la necessità di fornire i nostri prodotti anche a consumatori con particolari intolleranze alimentari. Così abbiamo lanciato le linee senza lattosio e senza uova e poi quella senza glutine per i celiaci. Sono segmenti di mercato significativi che presidiamo con soddisfazione”.

Come si presenta allo stato attuale il mercato del bio?
Il mercato del bio è in una fase molto delicata perché essendo uno dei pochi settori che danno segnali di sicura crescita vede l’arrivo di sempre nuovi protagonisti. Quindi la competizione è elevata anche perché non è detto che il mercato, pur in sviluppo, sia poi così grande da soddisfare tutti. La quota del bio, attualmente al 3,7/3,8% andrà a incrementarsi e nei prossimi anni dovrebbe attestarsi sull’8 o 9% del totale. Ma aumenterà anche la competizione tra i vari operatori e quindi ci troveremo tutti in un contesto molto severo”.

Cosa si può fare per aiutare l’ulteriore crescita di un settore che pure va bene?
Il biologico deve essere sempre più considerato come un valore. Oggi è sempre meno un segmento legato alle mode come forse è stato agli inizi, ma una precisa e consapevole scelta di molti consumatori attenti  ciò che portano in tavola. Per questo dobbiamo evitare la banalizzazione del biologico ed insistere con i controlli propriop per preservare il valore del bio”.

Però è anche vero che i prodotti bio costano sensibilmente più degli altri. Pensa che in futuro questo divario potrà ridursi?
Assunto che l’agricoltura bio costa di più di quella tradizionale e che trasformare i prodotti bio è più caro rispetto a quelli non biologici, io credo che la forbice dei prezzi possa ridursi sempre più. Però non credo che si potrà avere lo stesso prezzo per bio e non bio, perché sono diverse le condizioni di partenza. Naturalmente per ridurre il divario si può fare ancora qualcosa con l’impegno di tutta la filiera, ma non ritengo possibile l’omologazione dei prezzi”.

Un’ultima domanda sulle Fiere di settore cui voi certamente partecipate. Le ritenente un fattore importante di promozione?
Le Fiere sono sempre una vetrina importante e noi andiamo ad alcune sia in Italia che all’estero. La principale per il nostro comparto è BioFachdi Norimberga dove si ha la piena percezione dell’importanza del bio nel mondo. In Italia purtroppo manca questo approccio globale e lo slancio internazionale”.