Lo zucchero europeo è francese e tedesco

Il ministro Centinaio

“Per difendere la produzione italiana è necessaria una chiara etichettatura di origine obbligatoria anche per lo zucchero, in modo da offrire ai consumatori la libertà di scegliere cosa mettere nel carrello della spesa. Urge ancor più la creazione di contratti di filiera” è la richiesta avanzata in sede europea dal ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio.
Oggi oltre 4 pacchi di zucchero su 5 arrivano dall’estero mentre la produzione made in Italy rischia di essere azzerata dalla concorrenza sottocosto di multinazionali francesi e tedesche, che hanno colonizzato le industrie italiane.

Lo zucchero europeo è controllato da tre grandi gruppi esteri, il primo dei quali è la multinazionale tedesca Sudzucker che vanta 31 siti dall’Austria alla Romania, dalla Bosnia Erzegovina alla Moldavia, dalla Polonia all’Ungheria, trasforma 5,9 milioni tonnellate di zucchero ogni anno, ma produce anche carburante bioetanolo, concentrati di succhi di frutta, ingredienti funzionali e cibo per animali, oltre a operare nel settore farmaceutico e sfornare pizze congelate. Seconda è la francese Cristal Union che con 10 stabilimenti nel mondo sforna 2 milioni di tonnellate all’anno di prodotto e ha messo sotto il proprio dominio anche l’Eridania. Sempre da Oltralpe arriva la multinazionale Tereos che vanta 45 siti industriali in 13 Paesi, è il primo produttore francese con 3,7 milioni di tonnellate e vanta un giro d’affari di 5 miliardi di euro.
Tuttavia la richiesta di Centinaio non è stata accolta  dalla Commissione che, a maggioranza, ha detto no alle misure di emergenza per salvare lo zucchero made in Italy.

Apprezzamento per l’azione del ministro è stata comunque espressa da Coldiretti che evidenzia come  “a fronte di un consumo di oltre 1,7milioni di tonnellate, in Italia resiste una produzione di 300 mila tonnellate, ma negli ultimi anni sono stati chiusi ben 16 zuccherifici su 19 azzerando l’84% del potenziale industriale nazionale, ed entro il 2018 un altro stabilimento dovrebbe cessare l’attività. In Italia”.

Plauso al ministro anche da Confagricoltura che critica la decisione della cCommissione. “Siamo, molto sorpresi – ha dichiarato il presidente della Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – per la reazione negativa della Commissione alle richieste avanzate dall’Italia”.
Al Consiglio Ue l’Italia ha ribadito la richiesta, già presentata nello scorso mese di giugno, di apertura dello stoccaggio privato, con l’obiettivo di arrestare la corsa al ribasso dei prezzi che, in un anno, sono diminuiti del 30 per cento, come indicato dai dati dei servizi della Commissione di Bruxelles. Sulla formazione dei prezzi, pesa l’aumento della produzione che si verificato in alcuni Stati membri, Francia e Germania in particolare, dopo la eliminazione delle quote nell’ottobre 2017.
“Senza interventi urgenti, è a rischio la stabilità finanziaria delle imprese agricole e il futuro del settore in Italia”, ha ammonito il presidente della Confagricoltura.
“La normativa europea in vigore – ha così concluso Giansanti – assegna alla Commissione il potere di intervenire, in caso di gravi crisi di mercato e crollo dei prezzi. Data la critica situazione in atto, la posizione attendista dell’Esecutivo di Bruxelles è incomprensibile e ingiustificata”.

 

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