La birra traino dei consumi agroalimentari italiani

Il settore birrario in Italia vale vale quasi 9 miliardi di euro (8,6 miliardi), e il 25% arriva dalla Lombardia che, pertanto acquista una speciale rilevanza in quanto rappresenta circa un quarto della birra consumata in Italia in termini di valore condiviso. E’ quanto rende noto l’Osservatorio Birra di Fondazione Birra Moretti i cui dati sono stati presentati oggi a Milano.
A livello nazionale il ‘valore condiviso’ generato dalla filiera italiana della birra è cresciuto di quasi il 13%, fino a toccare 8,8 miliardi di euro equivalenti a mezzo punto di Pil.
Importante il ruolo della Gdo nella ripresa dei consumi.
Infatti, sempre secondo l’Osservatorio, dopo la “crisi dei 7 anni” dei consumi degli italiani e il picco negativo del 2014, negli ultimi 3 anni sono ripartite le vendite dei generi alimentari nella Gdo. E la birra è la protagonista di questa ripresa: a fronte di un +3,2% (dal 2014 al 2017) complessivo del settore, le birre hanno registrato un +18%.
Allargando lo sguardo agli ultimi 10 anni questa forbice è ancora più evidente: se l’alimentare è rimasto sostanzialmente “flat” (+1,64% dal 2010 al 2017), nello stesso periodo la birra ha messo il turbo, +32%.Fatto sta che nel 2017 la birra venduta nella GDO (il 58,8% del totale) ammonta a 9,2 milioni di ettolitri e a1,6 miliardi di euro di ricavi (+19,8% in quantità e +31,8% a valore rispetto al 2010).
Rispetto al paniere delle famiglie italiane (Istat, 2016) ormai la birra si ritaglia l’1,2% della spesa per i beni alimentari.

Buona parte del merito di questa accelerazione è delle birre cosiddette speciali, categoria eterogenea che racchiude prodotti molto diversi tra loro per tecnica di produzione, gradazione alcolica o tipologia di fermentazione. Parliamo di Ale, Trappiste, birre rifermentate, Rosse, Stout, ma anche di birre più “vicine”alla normale lager, come Regionali, Radler, Light o Analcoliche… Dal 2010 al 2017 le birre speciali sonocresciute del +49,5% a volume e del +69,7% a valore. Anche le lager, però, crescono a due cifre (+15,2% a volume e +21,4% a valore), a sottolineare una fase molto positiva che riguarda l’intero comparto e non solouna parte di esso. Il peso della birra lager nella Gdo continua a rimanere preponderante (83,3% a volume e 71,8% a valore), segno che le due tipologie sono percepite come complementari e non antagoniste nel carrello della spesa degli italiani.

Nel paragone con altri comparti del Made in Italy, la ricchezza generata dalla birra è di poco superiore al fatturato dei salumi (8 miliardi di euro), equivalenti a quello del sistema moda maschile italiano (9,3 miliardi di euro) e di poco inferiori al business della cosmetica in Italia (circa 10 miliardi di euro).
Raffrontato al settore delle bevande in generale (dati Istat), il valore condiviso della birra rappresenta circa la metà (47%) del valore della produzione di bevande nazionale (che ammonta a 18,9 miliardi), è pressoché pari alla produzione vinicola (stimata in 9,5 miliardi nel 2017) e rappresenta il 186% del valore produttivo di soft drink e acque minerali (stimato in 4,8 miliardi).

La ricerca conferma che la tendenza birra conquista le case degli italiani grazie alla GDO, il cui peso è cresciuto del +40% in 20 anni. Oggi il 58,8% della birra si vende nei supermercati e ipermercati(contro il 42% del 97 e il 50% del 2007) e gli scaffali sono sempre più forniti in varietà, stili e quantità di marchi. Se 10 anni fa 9 volte su 10 si comprava una birra chiara, nella Grande distribuzione le birre specialioggi rappresentano un mercato maturo che pesa 1,5 milioni di ettolitri e vale 466 milioni di euro (il 28,2% a valore) e, di conseguenza, hanno conquistato anche una buona fetta dello spazio a scaffale.
Ma è sempre l’’Ho.Re.Ca.che continua a conservare un ruolo fondamentale. Ristoranti, bar, pub e pizzerie rappresentano infatti il 41% dei consumi di birra e generano il 75% dei ricavi del settore birrario italiano.