Vacondio: il nostro agroalimentare penalizzato dalle fake news

Ivano Vacondio, Presidente di Federalimentare

“Il mio primo impegno come neopresidente di Federalimentare è quello della comunicazione. L’ho posto al primo punto perché è fondamentale combattere le false notizie sul nostro settore e sui prodotti alimentari italiani” . Ivano Vacondio, da poche settimane presidente di Federalimentare, si è trovato subito alle prese col problema della guerra che si sta combattendo contro i nostri prodotti, anche di assoluta eccellenza.

Italian Food Today lo ha intervistato ai margini di un convegno su “Le farine e la sicurezza alimentare” che Italmopa, l’associazione dell’industria molitoria dalla quale Vacondio proviene, ha organizzato al Sigep di Rimini. Nei suoi occhi c’è ancora il filmato mandato in onda qualche giorno fa da Striscia la notizia sulla salubrità delle paste alimentari italiane.

“Servizi come questo hanno effetti devastanti sul nostro settore perché diffondono notizie assolutamente false che danno un’immagine molto negativa della nostra pasta”. Il presidente di  Federalimentare si chiede perché nessuna istituzione dica niente in proposito. “In campo alimentare in Italia abbiamo 25 organi di controllo della qualità e mi attenderei che questi prendessero posizione rispetto a queste notizie false e dannose. Invece stanno zitti, non intervengono. Perché questo silenzio che  è sbagliato, che non va bene?”.

“Si badi che questo succede solo in Italia – ci dice ancora Vacondio – Perché invece all’estero il nostro agroalimentare è considerato ai massimi livelli. C’è la massima fiducia nei nostri prodotti. Solo in Italia, pur applicando  le norme più restrittive al mondo, ci sentiamo penalizzati come industria alimentare”.

Questo secondo il presidente di Federalimentare è estremamente negativo soprattutto in questo momento. “È un grosso problema perché i consumi vanno male sul piano interno. Nel food solo l’export tiene ancora alti i consumi dei nostri prodotti. Mentre sul mercato interno, con la sola eccezione della birra,  tutti gli altri comparti sono negativi. E lo sono soprattutto per il clima di sfiducia che ci penalizza”.

Però proprio il food si conferma una delle bandiere del Made in Italy.

“Certo, infatti all’estero siamo ancora molto considerati. Però anche qui dobbiamo chiarirci. Che intendiamo per Made in Italy?  Perché c’è la tendenza a considerare tale solo il prodotto stesso, solo l’agricoltura. Ma questa è una grandissima sciocchezza perché Made in Italy è soprattutto la nostra abilità di trasformare al meglio le materie prime secondo la nostra tradizione e il nostro altissimo gusto. Materie prime che possono essere anche importate se da noi non si producono. Si pensi, per esempio, al caffè o alla cioccolata di cui siamo tra i migliori produttori al mondo pur dovendo trattare necessariamente materie prime che in Italia non si producono”.

(brunello cavalli)

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