Segnali positivi dall’export alimentare

Buon inizio di anno per l’export agroalimentare italiano. A Gennaio, secondo i dati appena diffusi dall’Istat le nostre esportazioni alimentari sono aumentate del +5,9% sul gennaio 2018, con 2.694 milioni, in accelerazione rispetto al +3,4% del consuntivo 2018. 
Nel dettaglio, il mercato UE ha segnato a gennaio un +7,2%, mostrando una spinta aggiuntiva rispetto al +5,9% del trend a livello mondo. Il fatto si lega alla forte spinta specifica della Germania, che ha segnato un +9,1% sul gennaio 2018 e a quella ancora più marcata del Regno Unito che ha registrato un +17,3%, legato sicuramente all’effetto approvvigionamenti di copertura in vista di una possibile Brexit no deal.
Ma soprattutto l’export dell’industria alimentare è in controtendenza rispetto all’export del settore primario che con 555 milioni è retrocesso in parallelo del -2,1% sul gennaio 2018, e registra numeri migliori rispetto alle esportazioni del totale industria che, con 35.703 milioni, ha segnato una crescita dimezzata rispetto al settore alimentare, con un +2,9% nel confronto gennaio 2019/18.

I dati vengono commentati positivamente da Federalimentare.
“Gli ultimi dati diffusi dall’Istat mostrano numeri positivi per quanto riguarda l’export alimentare, riferiti però al solo mese di gennaio. Per questo, nonostante accogliamo positivamente la notizia che ci conferma l’importanza strategica dell’export per il nostro settore, occorre attendere di sapere almeno il trend sul primo trimestre dell’anno per sbilanciarsi con gli entusiasmi”, dice il presidente Ivano Vacondio secondo cui è la dimostrazione che “in un contesto di crisi globale e nonostante minacce neo-protezionistiche, i prodotti Made in Italy, frutto della nostra capacità di trasformare in prodotti eccellenti le materie prime italiane ed estere, siano sempre più richiesti ed apprezzati in tutto il mondo”.
“A fronte di questi numeri positivi – continua Vacondio – va tenuto bene a mente che sul fronte interno, consumi e produzione non danno segnali concreti di rilancio in avvio d’anno, oltre al fatto che le vendite alimentari sono sempre strettamente legate al PIL che, secondo le previsioni, nel 2019 farà registrare un -0,2%. In questo quadro tutt’altro che roseo in cui il mercato interno continua ad indebolirsi, temiamo sempre di più un aumento delle aliquote IVA che aggraverebbe ulteriormente la situazione”.

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