Vinitaly 2019 sempre più internazionale

Sempre più all’insegna dell’internazionalità la manifestazione veronese ospiterà nella prossima edizione, la 53esima dal 7 al 10 aprile, 4600 espositori provenienti da 35 Paesi che presenteranno oltre 16mila etichette di vini e distillati.

“Arriva un Vinitaly no limits, – ha detto il Ceo di Veronafiere, Giovanni Mantovani alla presentazione a Roma- un’altra edizione in crescita. Grande l’attenzione ai buyer esteri e asiatici in particolare. Al prossimo Vinitaly, in termini di presenze espositive e metri quadrati netti il più grande di sempre, sono in media ad ogni edizione più di 5.500 gli operatori provenienti dal Far East” ha precisato Mantovani ricordando che l’edizione 2019 sarà ”una digital transformation liquida. La faremo anche digitalizzando e profilando sempre più Vinitaly, che già oggi conta sulla più grande wine library del vino italiano al mondo, con i contenuti di 4.600 aziende e 17.000 etichette tradotti in 9 lingue. Una directory che sotto evento registra 1,2 milioni di pagine viste”.

Obiettivo dunque sull’estero e in particolare sull’Asia a cominciare dalla Cina.

I conti della nostra presenza su questi mercati si fanno con il rapporto Nomisma-Wine Monitor secondo cui l’Italia  è certamente cresciuta nelle vendite, ma meno dei suoi concorrenti: in Cina in 5 anni l’incremento italiano ha sfiorato l’80%, mentre le importazioni da mondo hanno segnato un +106%. Così a Hong Kong (+28% vs +67%) e in Corea del Sud (+36% vs +60%) e soprattutto in Giappone – il mercato più tricolore in Asia – dove il Belpaese non ha fatto meglio di un +3,4%, contro una domanda del Sol Levante cresciuta di quasi il 30%.

Secondo il responsabile del Rapporto, Denis Pantini, nel 2018 l’Asia Orientale ha importato quasi 93 milioni di bottiglie di Bordeaux (e 6 milioni di Borgogna), mentre il complessivo dei rossi Dop provenienti da Toscana, Piemonte e Veneto supera di poco i 13 milioni di bottiglie. Tradotto in valore, il rapporto è 11 a 1, quindi 864 milioni di euro del solo Bordeaux contro 77 milioni dei rossi Dop delle tre regioni italiane. Il futuro, a detta dell’Osservatorio Nomisma, si annuncia comunque interessante per il Belpaese, con un tasso annuo di crescita stimato nei prossimi 5 anni superiore ai consumi dell’area: fino all’8% in Cina, dall’1% al 2,5% in Giappone, complice l’accordo di partenariato economico, dal 5,5% al 7,5% in Corea del Sud e dal 3% al 4,5% a Hong Kong.

Tutti gli operatori italiani, del resto, concordano che c’è ancora molto da fare.

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!