Vernocchi (Apo-Conerpo): serve un dipartimento per l’export alimentare

L’ortofrutta italiana sta cercando nuovi mercati. E’ questo il tema sul quale tutti concordano al Macfrut che si chiude oggi a Rimini. Questo perchè la competizione a livello internazionale è sempre più forte.

Tutti i paesi produttori cercano di aumentare le quote sul mercato europeo, soprattutto dopo l’embargo russo, ma non solo – ci dice Elisa Macchi Direttore di CSO Italy – Belgio ed Olanda, ad esempio nel 2000 producevano 320.000 tonnellate di pere ed oggi ne producono oltre 700.000, gli stessi quantitativi dell’Italia, esportati negli stessi mercati. La Polonia ha duplicato le produzione di mele nel giro di pochi anni. Per il kiwi siamo di fronte ad un potenziale produttivo italiano, a pieno regime, di 600.000 tonnellate e destinato a crescere ma molti paesi produttori stanno aumentando l’offerta sul mercato interno, in particolare Grecia e Nuova Zelanda. Sul fronte degli agrumi e dell’uva da tavola, produzioni già in forte riduzione, l’Italia sente la forte concorrenza della Spagna”.

Su questo tema Italian Food Today ha sentito Davide Vernocchi, Presidente di Apo-Conerpo e coordinatore per l’ortofrutta dell’Alleanza  Cooperative Agroalimentari.

“L’embargo verso la Russia ha avuto forti ripercussioni anche per l’ortofrutta, per questo noi produttori chiediamo di dare concretezza all’apertura di nuovi mercati. Riteniamo fondamentale un impegno politico forte con scelte ben precise”.

Ma l’embargo alla Russia non è l’unico problema.

“Sicuramente. Noi italiani paghiamo altre carenze che non sono solo slegate all’andamento stagionale, con la situazione climatica mutata, ma soprattutto strutturali che ci vedono  in difficoltà competitiva verso i nostri competitor di Spagna e Grecia che sono fortemente avvantaggiati per il costo del lavoro e dell’energia che alla fine incidono per circa il 40% sui costi di produzione”.

Un altro problema allo sviluppo del nostro export ortofrutticolo è rappresentato dalle normative fitosanitarie di alcuni importanti Paese.

“Anche questo è un altro problema del quale si discute da anni senza trovare una soluzione. E’ il caso del Giappone dove facciamo fatica ad entrare per i vincoli sanitari, ma anche del Brasile dove alcuni nostri prodotti, come le susine, non possono essere distribuite per meri problemi normativi agevolmente risolvibili”

Secondo Vernocchi deve essere la politica a muoversi. Ma come?

“Serve un impegno politico forte per aiutare le nostre esportazioni e per aprire nuovi mercati, e, quindi, occorrono politiche conseguenti. Per esempio noi non abbiamo un  dipartimento per aiutare l’export agroalimentare. Altri Paesi europei lo hanno e ottengono risultati. Da noi se ne parla ma non si concretizza. Un dipartimento per l’export presso il Mipaaft potrebbe coordinare adeguatamente le nostre iniziative all’estero favorendo la penetrazione nei mercati tradizionali e aiutando l’apertura di nuovi mercati di cui il nostro settore ha enorme bisogno”.