Filiera Italia e Federalimentare contro i rischi dell’etichetta a semaforo

Filiera Italia richiama nuovamente l’attenzione sul sistema di etichettatura “nutriscore” che alcune multinazionali si apprestano ad adottare.
Si tratta di un’etichetta semplificata basata su lettere – da A ad E – e cinque colori – da verde scuro a rosso – che dovrebbero incentivare o incentivare l’acquisto di prodotti sulla base della loro composizione calcolata su 100 grammi o 100 ml.
 
“Si tratta evidentemente di un sistema che va contro una dieta sana ed equilibrata composta da tutti gli alimenti nel giusto equilibrio, che penalizza prodotti di eccellenza come l’olio d’oliva, premiando invece prodotti artificiali e di sintesi.
Un sistema che fa il gioco di poche multinazionali che decidono di adottarlo per andare sempre più verso l’omologazione dell’alimentazione, ponendo a serio rischio la dieta mediterranea, modello che ha reso la popolazione italiana la più longeva al mondo (insieme ai giapponesi).
Le aziende italiane sono contro tale sistema che carpisce la buona fede del consumatore e fa solo il gioco delle multinazionali estere lontane dal nostro modello alimentare. Vedremo chi tra queste sceglierà di adottarlo anche nel nostro Paese”, dice Luigi Scordamaglia, numero uno di Filiera Italia.
 
Intanto entro il 2019 l’etichetta nutrizionale a ‘semaforo’ nutriscore comincerà ad apparire sui prodotti Nestlé nei Paesi europei. Lo ha annunciato in un comunicato la multinazionale svizzera. Si comincerà da Francia, Belgio e Svizzera, dove le autorità sanitarie nazionali già raccomandano il bollino che classifica gli alimenti con cinque colori e altrettante lettere da A a D secondo il loro contenuto di ingredienti ‘buoni’ (fibre, frutta) o ‘cattivi’ (grassi, zuccheri). 
 
Sulla stessa linea anche Federalimentare che ribadisce la sua contrarietà verso ogni sistema di etichettatura degli alimenti che discrimini alcuni cibi rispetto ad altri tramite colori, lettere, segnali di avvertimento o qualsiasi forma di classificazione.
Questi sistemi, che siano i “semafori” inglesi, il “Nutriscore” francese, o gli ottagoni neri adottati dal Cile e dal Perù, non inducono il consumatore a compiere scelte più salutari, dato che mettono l’accento sui singoli alimenti piuttosto che sull’alimentazione nel suo insieme. Gli scienziati e i nutrizionisti più autorevoli, infatti, sono concordi nel sostenere che una buona dieta si ottiene attraverso un’alimentazione varia e bilanciata, con un’appropriata assunzione di tutti i nutrienti. I sistemi di etichettatura a colori, invece, tendono a scoraggiare il consumatore dall’acquisto di tutti i prodotti ricchi in sale, grassi saturi o zuccheri, bollandoli come nocivi per la salute. Tra questi prodotti figurano tutti i cibi più tipici della tradizione italiana e della dieta mediterranea, malgrado la loro indiscutibile qualità.
Un esempio, secondo Federalimentare  “è l’olio extravergine d’oliva, penalizzato per i grassi nonostante le sue numerose proprietà benefiche, come il potere antiossidante o l’attività di prevenzione dei disturbi cardiovascolari. Nonostante ciò, l’olio EVO nel Regno Unito è marchiato con il semaforo rosso, in Cile con un segnale di pericolo per la salute e in Francia riceve dal “Nutriscore” un giudizio inferiore a quello assegnato all’olio di colza”.