Un 2017 record per l’agroalimentare in Emilia Romagna

La prresentazione con il Presidente Bonaccini

È un quadro decisamente positivo quello che emerge dal Rapporto 2017 sul sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna, la più completa e aggiornata fotografia del settore, frutto, per il venticinquesimo anno consecutivo, della collaborazione tra Regione e Unioncamere Emilia-Romagna, presentata questa mattina a Bologna.

“L’agroalimentare- ha sottolineato il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini– è uno dei motori dell’economia regionale, fonte di reddito e occupazione per imprese e lavoratori. Veniamo da un 2017 che ha confermato le potenzialità del comparto anche come volano di crescita dell’export. Stiamo lavorando per allargare ancora di più gli spazi per le nostre eccellenze sui mercati esteri, come testimoniano anche i risultati della missione istituzionale organizzata nel novembre scorso in Cina, che sta aprendo ai nostri prodotti un mercato dalle potenzialità enormi, oltre a poter difendere la nostra qualità. Non solo: abbiamo accelerato sul fronte degli investimenti del Programma regionale di sviluppo rurale, con oltre 90 nuovi bandi emanati nel 2017 che hanno fatto salire il totale a quota 170, per uno stanziamento complessivo di quasi 950 milioni di euro di fondi europei a favore delle imprese, oltre l’80% della dotazione finanziaria complessiva del Psr 2014-2020. Crediamo fermamente nell’agricoltura come leva di sviluppo e per questo- prosegue il presidente della Regione- ci batteremo in tutte le sedi competenti per difendere l’attuale livello dei fondi europei destinati alla Pac (Politica agricola comunitaria) e le politiche di coesione contro i tagli contenuti nella proposta della Commissione Ue per il prossimo periodo di programmazione, e per riaffermare il ruolo di regioni e territori, fondamentali per un’Europa che sappia davvero guardare alle esigenze e ai bisogni dei cittadini”.

Tornando ai dati del Rapporto 2017, illustrati da Stefano Boccaletti, dell’Università Cattolica di Piacenza, la crescita della Produzione lorda vendibile (Plv) è dipesa essenzialmente dalla risalita dei prezzi delle carni (suine e bovine) e del latte vaccino, dopo anni di stagnazione. Nel complesso il settore degli allevamenti fa segnare un +11,4% della Plv. Risultati più contrastanti per le produzioni vegetali (+2,4%), penalizzate dalla prolungata siccità estiva: -8% per patate e ortaggi, -4,6% i cereali, in decisa ripresa il vino (+27%) per l’impennata delle quotazioni dell’uva a causa della scarsa vendemmia. Una parentesi a parte merita la frutta, che fa registrare nel complesso una crescita della Plv del 5,7%: un risultato che mette insieme il bilancio negativo delle specialità estive (pesche, nettarine, albicocche e susine) e l’exploit di quelle invernali (mele, pere e kiwi).

Nel 2017 è proseguito il trend favorevole dell’export agroalimentare emiliano-romagnolo, per un controvalore di oltre 6,2 miliardi di euro (+5%), a fronte di un import anch’esso cresciuto ad un ritmo un po’ più veloce a quota 6,3 miliardi di euro (+7,1%).

Le vendite all’estero dei prodotti agroalimentari incidono per il 10,4% in valore sull’export complessivo regionale e sono il risultato dell’aumento del 2,5% delle esportazioni di prodotti agricoli e del 5,5% di quelli dell’industria alimentare. Tra i primi spiccano per importanza la frutta fresca (agrumi esclusi), che da sola l’anno scorso ha sfiorato quota 490 milioni di euro, oltre la metà dell’intero export agricolo; tra i secondi i prodotti lattiero-caseari (790 milioni in totale, di cui circa la metà rappresentato da Parmigiano Reggiano e Grana Padano) hanno scalzato nel 2017 dalla prima posizione i derivati dei cereali (pasta), che ha totalizzato quasi 730 milioni. Molto bene l’export di vino, per un valore di oltre 320 milioni di euro (+10,7).

La graduatoria dei Paesi che comprano le specialità agroalimentari dell’Emilia-Romagna vede al primo posto la Germania, con una quota del 18,8% in valore, seguita da Francia (circa 14%), Regno Unito (7,2%), Usa (6,7%) e Spagna (4,4%). Tra i mercati che sono cresciuti di più spiccano Francia (+7), Belgio (+8,7%), Regno Unito (+11,7%) e, soprattutto, Canada  (+14,3%) e Russia (+20,6%).

Venendo alla classifica delle province emiliano-romagnole che svettano per vocazione all’export, al primo posto c’è Parma (1,6 miliardi), seguita nell’ordine da Modena (1,3 miliardi), Ravenna (670 milioni) Reggio Emilia (circa 620), Bologna (590) Forlì-Cesena (550), Ferrara (382), Piacenza (260) e, fanalino di coda, Rimini (190 milioni).

L’accelerazione del ritmo di crescita del valore della produzione agricola ha fatto da traino all’incremento dell’occupazione, che in controtendenza rispetto all’andamento nazionale raggiunge quota 80.000 unità, con un ulteriore aumento del 5% rispetto al 2016. Una crescita legata soprattutto al rafforzamento della componente femminile (+12,6%, con una quota che sale al 30% tra gli autonomi) e dei lavoratori dipendenti (+8%). Un segnale di ‘ritorno alla terra’ che trova riscontro anche nell’aumento del 2,8% delle imprese agricole guidate da giovani e nella tendenza alla crescita della multifunzionalità e della diversificazione delle attività agricole ad esempio verso l’agriturismo. Il maggior incremento dell’occupazione nei campi ha riguardato la provincia di Forlì-Cesena (+21,8%). In ulteriore calo il ricorso alla cassa integrazione nell’industria alimentare.

Infine, nel 2017 è proseguita la corsa dell’agricoltura biologica, con nuove adesioni che a fine anno hanno fatto salire il numero delle aziende a oltre 5.500 (+10%), per una superficie complessiva di oltre 130.000 ettari (+13%). Con le nuove domande pervenute nel 2018 si è raggiunto il traguardo dei 155.000 ettari, corrispondenti al 15% dell’intera superficie regionale e oltre 6.000 imprese coinvolte.


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