Pera: tensioni sui prezzi e sul reddito dei produttori

Il primo incontro del Comitato di Coordinamento dell’Organizzazione Interprofessionale Pera (Oi Pera) del 2019,  è stato l’occasione per una riflessione sullo stato di salute del comparto delle pere, che ad oggi non sembra affatto confortante. Non si sta facendo riferimento a questa campagna in particolare, ma alla situazione che sta caratterizzando il comparto pere da diversi anni. In passato a fronte di un’elevata produzione i prezzi scendevano e al contrario a fronte di un’offerta deficitaria i prezzi aumentavano, ma in entrambi i casi la redditività del produttore era in qualche modo garantita, dal prezzo o dalle quantità.
Oggi non è più così: nelle ultime annate, nonostante il calo dei quantitativi, il posizionamento  dei prezzi non è stato sufficiente a garantire reddito al produttore. Se la situazione dovesse persistere è inevitabile immaginare l’avvio di una tendenza caratterizzata da espianti che, a fronte di mancati investimenti, peraltro già in atto, avrebbe conseguenze economiche negative per tutto l’indotto della pericoltura.
OI Pera oggi identifica ancora quale principale causa la troppa disaggregazione e la conseguente eccessiva concorrenza nell’ambito del mondo produttivo stesso. La grande distribuzione, che in questi ultimi anni ha denunciato anch’essa sofferenza, è riuscita ad esercitare un potere enorme nei confronti della produzione proprio a causa della troppa frammentazione del settore.
Ad aggravare tutto ciò, l’amarezza dovuta alla consapevolezza che i 10 centesimi in più non riconosciuti alla produzione, che in particolari annate possono determinare la sopravvivenza o meno delle aziende agricole, non portano nessun beneficio nemmeno ai supermercati, dal momento che, numeri alla mano, i consumi in questo canale non crescono.
Si deve poter immaginare un percorso che porti il mercato al riconoscimento della qualità e del valore delle produzioni, non ci può essere un prezzo slegato da tutto ciò. Dobbiamo poi imparare anche a comunicare al consumatore il valore e la salubrità delle nostre produzioni. L’Italia vanta un primato importantissimo, che troppo spesso nessuno conosce: sulla base degli ultimi dati del Ministero della Salute praticamente il 100% della produzione italiana di ortofrutta è risultata rispondente ai requisiti di salubrità imposti dall’Unione Europea, contro una media europea che, seppur contenuta, vede l’1,6% dei prodotti non conformi.
Il biologico, che negli ultimi anni si sta sviluppando in modo significativo, rispecchia senza dubbio queste caratteristiche, ma non sono da meno le pere convenzionali che in Italia sono prodotte interamente seguendo i rigidi disciplinari della produzione integrata e quindi sufficienti a garantire salubrità e sicurezza delle produzioni, con un occhio molto attento alla sostenibilità ambientale.