La Fipe chiede chiarezza e regole per gli home restaurant

La Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, interviene con una dura nota sul tema degli home restaurant e sulla concorrenza che fanno alle imprese di ristorazione.

“Chi intende aprire un’attività di home restaurant ha l’obbligo di presentare una Scia (Segnalazione Certificata di inizio attività) in Comune o di ottenere un’esplicita autorizzazione nel caso in cui voglia farlo in un’area tutelata. Questo è ciò che prevede il Ministero dello Sviluppo Economico ormai dal 2015 e chi dice il contrario dice una fake news. Il fatto che un giudice di pace di San Miniato nel luglio scorso si sia espresso in maniera opposta dimostra soltanto che la normativa si presta a interpretazioni diverse. Il Mise ha dunque il dovere di fare chiarezza una volta per tutte: non è possibile che migliaia di imprenditori della ristorazione non sappiano se chiunque può svegliarsi un mattino e fare loro concorrenza senza nemmeno dover dichiarare l’apertura dell’attività” dichiara il Direttore Generale  Roberto Calugi che richiede al Ministero dello Sviluppo Economico di fare chiarezza sulla legislazione vigente

Quello che a noi interessa, tuttavia – conclude il Dg di Fipe – è che le regole siano chiare per tutti. Chi apre un home restaurant ha il dovere di comunicare l’avvio della propria attività che deve poter essere controllata dalle autorità sanitarie, esattamente come tutte le altre: ne va della sicurezza dei consumatori. Non solo. In nome di un contrasto all’evasione fiscale a 360°, è necessario estendere anche agli home restaurant l’obbligo di dotarsi di pos per il pagamento con il bancomat. Il principio è semplice: stesso settore, stesse regole. Altrimenti è concorrenza sleale”.

La nota della Fipe scaturisce da una sentenza del Giudice di pace di San Miniato contro un’ordinanza di chiusura di  un home restaurant da parte del Comune di Montopoli (PI) del 2016 mancata presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività. Il Giudice, accogliendo il ricorso della proprietà, ha respinto le pretese avanzate dal Comune che non è stato in grado di fornire in giudizio una “prova adeguata dei fatti costituitivi della pretesa sanzionatoria della pubblica amministrazione”.
Gaetano Campolo, CEO di Home Restaurant Hotel, accoglie la notizia come una grande vittoria per il settore. “Questa sentenza rappresenta un importantissimo precedente e oltretutto è l’ennesima conferma per lo sviluppo del fenomeno del Social Eating sul territorio italiano. Grazie a Home Restaurant Hotel chiunque ha la possibilità di poter avviare un Home Restaurant, un’iniziativa privata che permette la condivisione della passione per la cucina, il territorio e le tradizioni”


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