Le coop Ue chiedono modifiche al regime di aiuti per l’ortofrutta

Davide Vernocchi

“Insieme alle organizzazioni cooperative di altri sei grandi paesi, che rappresentano il 70% della produzione ortofrutticola comunitaria, abbiamo inviato ai Parlamentari europei, alla Commissione UE e ai ministeri nazionali, alcuni suggerimenti e richieste di modifiche al nuovo regime di aiuti per il settore ortofrutticolo delineato dalla Commissione nella cornice della nuova Pac, per il quale esprimiamo un sostanziale apprezzamento”. Ne dà notizia il Coordinatore ortofrutticolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari Davide Vernocchi di ritorno da Fruitlogistica di Berlino, che ha visto come protagoniste sette grandi sigle cooperative di altrettanti Stati Membri: Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Germania, Polonia e Belgio, che hanno firmato un documento congiunto di proposte e che oggi si sono incontrate per fare il punto sulle iniziative da mettere in campo.

Le sette sigle, che rappresentano complessivamente quasi 2.000 cooperative per un fatturato di 20 miliardi di euro, ritengono senz’altro positivo che nella nuova Pac sia rimasto obbligatorio in tutti i Paesi lo strumento dei piani operativi per le Organizzazioni dei produttori e che sia stata mantenuta anche la specificità del settore ortofrutticolo per quanto riguarda la definizione delle Organizzazioni dei produttori e degli stessi Programmi Operativi. Esse nutrono tuttavia preoccupazioni per una serie di altri aspetti, a partire dall’eccessivo margine di sussidiarietà del nuovo impianto normativo all’interno dei Piani Strategici Nazionali. “Sarà opportuno mantenere – si legge nella nota condivisa dalle sette sigle di rappresentanza – il ruolo della Commissione nel definire alcuni aspetti fondamentali e cruciali del regime di aiuti per il settore ortofrutticolo, attraverso gli atti delegati, per garantire la sicurezza giuridica della sua applicazione, evitare distorsioni della concorrenza e garantire il mantenimento o miglioramento dell’ammissibilità delle azioni attualmente finanziate dal regime; ci auguriamo che tale proposta sia ampiamente sostenuta dal Parlamento Europeo”.

Vengono inoltre espresse riserve sulla proposta della Commissione di fissare al 20% la soglia minima obbligatoria per le azioni ambientali. Un limite troppo alto secondo le cooperative nelle attuali condizioni: “in attesa di valutare il complesso delle proposte della Commissione sul Green Deal – così è scritto nella nota – riteniamo che le OP ortofrutticole rappresentino già un positivo esempio di sostenibilità e che il principio di fondo da seguire debba piuttosto essere l’introduzione di un vero sistema di incentivazione, sia allargando e semplificando il campo delle azioni finanziabili, sia introducendo primalità che potrebbero scattare al raggiungimento di determinate soglie”.

Le cooperative auspicano inoltre un innalzamento dell’aiuto comunitario al 5% del valore della produzione commercializzata non solo per le OP /Aop transnazionali, quanto piuttosto per quelle OP che raggiungono obiettivi elevati di aggregazione sul piano commerciale, raggiungendo una certa dimensione o perseguendo uno dei modelli previsti (fusioni, Aop, filiali ecc.). Secondo recenti studi della Commissione, a fronte di 1659 organizzazioni di produttori riconosciute in Europa, solo poche infatti hanno una dimensione adeguata per raggiungere i mercati e questo è il principale problema per i produttori: nel settore ortofrutticolo, solo il 6% di tutte le OP riconosciute fattura più di 50 milioni di euro.

Le sigle hanno infine chiesto che vengano stabilite, nel Regolamento transitorio della Pac, adeguate disposizioni per garantire una transizione dal regolamento attuale alla nuova PAC: le organizzazioni di produttori dovrebbero avere la possibilità di portare a termine i programmi operativi in corso con le stesse regole comunitarie e nazionali con le quali erano state approvate.


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