Resca (Confimprese): incassi azzerati, i nostri negozi chiudono

Nel primo fine settimana di diffusione del coronavirus si è registrato un drastico calo di traffico nei negozi con fatturati retail in forte flessione del 30-40%. E le cose sono andate peggiorando nei giorni successivi. Dati drammatici nel secondo week end di chiusura dei centri commerciali e outlet. E si profila la richiesta di chiudere i punti vendita in tutta Italia.

«Le catene del commercio hanno lasciato sul terreno quasi il 100% degli incassi: -96% nel fashion, -80% nel food/ristorazione. A questo punto tenere aperto esponendo personale e aziende a rischi inutili è deleterio. Meglio sarebbe pianificare la chiusura provvisoria cautelare fino al 3 aprile e accedere alla cassa integrazione» ci ha detto Mario Resca, presidente Confimprese.

«Il crollo è impressionante e cresce a ritmi inarrestabili –  prosegue -. In Lombardia le nostre imprese stanno perdendo il 50% degli incassi, con punte del 78% nella ristorazione e del 61% nell’abbigliamento e una media Italia del 40 per cento. La situazione è insostenibile. Un plauso alle prime misure varate dal Governo e alle precauzioni di sicurezza prese dalle autorità sanitarie, ma non possiamo più aspettare. Chiediamo che il commercio e in particolare la ristorazione vengano considerati come parte integrante della filiera turistico-ricettiva. Ogni turista in meno nel nostro Paese significa mancati clienti e mancati incassi nei nostri ristoranti, centri commerciali, outlet e vie cittadine».

Secondo Resca «nell’attuale gravissima situazione di emergenza sanitaria nazionale e internazionale ci sono interessi superiori e preminenti cui le nostre scelte imprenditoriali devono necessariamente ispirarsi: la salute pubblica, la salute dei nostri dipendenti e la nostra salute individuale). Pertanto le nostre aziende chiuderanno i negozi su tutto il territorio nazionale».

I provvedimenti adottati dall’autorità pubblica per contenere l’emergenza sono da considerarsi causa di forza maggiore ai fini della disciplina dell’inadempimento delle obbligazioni secondo gli articoli 1218, 1256, 1258, 1463 e 1464 del codice civile. Questo esclude la responsabilità del debitore che ritarda o non esegue l’adempimento delle sue obbligazioni contrattuali. Analoghi esoneri da responsabilità andrebbero riconosciuti anche per gli operatori che, pur non essendo direttamente interessati dalle misure di contenimento, ne subiscono indirettamente gli effetti, riscontrando condizioni di impossibilità oggettiva nella gestione delle normali attività.

«I provvedimenti restrittivi che vietano qualsiasi forma di aggregazione pubblica o privata, come il caso di outlet e centri commerciali e il droplet imposto alle aziende della ristorazione, impattano direttamente sui retailer. Tale riconoscimento potrebbe agevolare una moratoria sul pagamento dei canoni di locazione a centri commerciali e outlet da parte dei retailer per il periodo di emergenza. Si tratta di canoni già elevati, che in media incidono dal 10 al 20% sul fatturato del singolo punto vendita e sono insostenibili nell’attuale contesto di riduzione del giro d’affari del 50%, in particolar modo per piccoli imprenditori in franchising» conclude Resca.

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