Covid-19: senza sostegni agenti e addetti alle vendite

Il Decreto Cura Italia rischia di lasciare senza alcun sostegno 60mila lavoratori della vendita diretta a domicilio. L’interpretazione letterale degli articoli 27 e 28 del decreto, infatti, escluderebbe dal bonus concesso a liberi professionisti e lavoratori autonomi due particolari categorie, e cioè gli incaricati alla vendita a domicilio con partita Iva (41.600 persone) e gli agenti di commercio (20.800), già duramente provati dal fermo delle loro attività che si protrae dal 12 marzo.

A svelarlo è Univendita, la maggiore associazione di categoria del settore, che richiede con forza che gli articoli in questione siano emendati nel corso dell’esame del ddl di conversione del decreto.

Il Decreto Cura Italia, che con gli articoli 27 e 28 concede un beneficio di 600 euro ai liberi professionisti e ai lavoratori autonomi, consentirebbe di sostenere due specifiche categorie di addetti alla vendita, cioè gli agenti di commercio (professionisti iscritti alla Gestione commercianti Inps e all’Enasarco) e gli incaricati alla vendita a domicilio abituali (con Partita Iva e iscrizione alla Gestione separata Inps), che costituiscono il 12% del totale degli addetti alla vendita a domicilio in Italia.

La vendita diretta vale in Italia 3,6 miliardi di euro e occupa 520 mila addetti.

Un appello per interventi urgenti a favore degli agenti di commercio: lo lancia la Fiarc, la federazione degli agenti e dei rappresentanti di commercio. “Anche noi – dice Antonino Marcianò, presidente nazionale di Fiarc – stiamo subendo le conseguenze negative dell’emergenza Coronavirus: i taccuini per gli ordini dei colleghi rimangono desolatamente vuoti. I nostri clienti sono le aziende e i negozi: se l’economia rallenta e i consumi diminuiscono, è inevitabile che anche gli ordini non si facciano o vengano rimandati. Abbiamo calcolato che dall’inizio dell’emergenza gli ordini siano diminuiti del 30/40% con punte più alte in alcuni settori come quello alimentare. Questo settore economico costituito da microimprese in gran parte ditte individuali trae la propria sostenibilità economica dalle entrate correnti costituite dalle provvigioni mensili. Il loro venir meno totale o parziale non può non venire a determinare una difficoltà nel quotidiano e, quindi, nella vita personale. E’ necessario intervenire sulla sostenibilità economica e finanziaria nel breve periodo in attesa che il “sistema Italia” riparta. Il prima possibile. Un primo e necessario intervento può vedere protagoniste le parti sociali e la Fondazione Enasarco nel “liberare” fondi del FIRR attraverso mirate “anticipazioni” del Fondo coerenti con la sostenibilità finanziaria della Fondazione e le necessità di breve periodo degli agenti a cui afferisce lo specifico accantonamento.


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