Imprese e esigenze finanziarie: e dopo il 30 settembre?

Al Dr. Francesco Robilio dello Studio Dattilo di Milano specializzato in Finanza d’Impresa, abbiamo chiesto un contributo sulle prospettive per il dopo emergenza. Questo il suo parere.

Il Decreto n.18/2020 Cura Italia ha consentito alle imprese fino al 30/09/2020 di sospendere i rimborsi di mutui, leasing e prestiti e di mantenere le linee di credito in essere. Il Decreto consente anche fino al 17/12/2020 di accedere a nuova finanza con garanzia del Fondo PMI fino a 5 milioni (prima il limite era di 2,5 milioni).Al Dr. France

Diversi imprenditori già si proiettano a quando l’economia si riavvierà, sapendo che la ripresa sarà progressiva e per molti presenterà un contesto differente da quello precedente al Coronavirus.. Si chiedono – tra le molte cose che devono considerare – come potranno fare fronte a partire dal 1 ottobre 2020 ai debiti bancari oggi congelati: a pagare le rate di mutui e leasing con i piani di ammortamento originari, a rimborsare gli anticipi sui crediti commerciali congelati e ad accedere a nuovi anticipi a fronte di una riduzione di fatturato e a tempi di incasso che si saranno dilatati. Presumibilmente il picco di fabbisogno di liquidità sarà quindi nei 6-12 mesi successivi alla ripresa delle attività, nel 2021, quando si dovrà fare i conti con i rimborso dei debiti oggi congelati, con la crescita del capitale circolante per la ripresa, con una redditività dell’impresa ancora zoppa.

Anche mettendocela tutta per passare la tempesta e mantenere in vita le imprese, si rischia di doverle chiudere tra 18 o 24 mesi a causa delle regole e delle prassi bancarie. Le norme e le regole che determinano le concessioni di credito sono infatti oggi estremamente sensibili agli indicatori di brevissimo periodo (un mese), troppo rigide e inadatte a gestire shock sistemici come quello del Coronavirus. Oggi, in piena emergenza, è possibile che il sistema bancario operi in conformità alle esigenze del momento. Ma tra 9, 12 o 18 mesi, potrà ancora farlo? Già sappiamo che diverse banche, poco capitalizzate o con bassa redditività, faticheranno a permetterselo.

Nelle prossime settimane, molte imprese chiederanno nuova finanza alle banche, proiettandosi su un orizzonte a 18-24 mesi almeno. Le soluzioni finanziarie dipenderanno dalle caratteristiche e condizioni operative e finanziarie di ciascuna azienda. Qualche indicazione di massima possiamo comunque a darla.

Pensiero 1- Sfruttare la Garanzia del Fondo PMI

Questa ci pare la prima leva da attivare: una combinazione di consolidamento del debito in essere e di fornitura di nuova finanza (minimo 10%) con cui coprire la crescita dello stock di crediti commerciali. La procedura è semplificata ed è meglio operare oggi, sulla scorta di dati di bilancio 2019, che aspettare di essere in affanno tra qualche mese. Lo strumento può essere attivato con una o più banche, con un frazionamento del rischio tra di esse.

Pensiero 2 – Finanziamenti ad almeno 5 anni con pre-ammortamento di 12 mesi

Bisogna evitare di mettere in futuro l’azienda in una condizione di tensione finanziaria. Il rimborso del debito deve essere diluito: come minimo a 5 anni, con un periodo di pre-ammortamento di 12 mesi. Minimo sindacale: 6 mesi con rate trimestrali posticipate, in modo da avere di fatto 9 mesi dall’erogazione prima di iniziare il rimborso.

Le richieste di mutui devono essere corredate da piani economico-finanziari basati su previsioni economiche e finanziarie (soprattutto sul capitale circolante) prudenti: non è momento di business plan mirabolanti, ancora meno credibili che in tempi normali. Da questi piani devono emergere i benefici in termini di sostenibilità rispetto alla situazione pre-consolidamento, in modo da quantificare anche alle banche la protezione che si crea per i loro attivi.

Pensiero 3 – Linee di credito rotative a supporto della gestione del circolante non strettamente dipendenti dal ciclo attivo, con garanzia Fondo PMI

Per i prossimi 12-18 mesi e salvo eccezioni per chi opera nei settori primari e non bloccati dalle restrizioni COVID-19, le tradizionali linee di anticipo commerciale saranno utili ma tendenzialmente sotto utilizzate. Occorreranno nuove linee di credito a revoca, finanziarie o legate al ciclo passivo (anticipi scorte, fornitori, import,….) che preservino elasticità nella gestione finanziaria. Occorre prenderle per un periodo di almeno 18 mesi con garanzia Fondo PMI in modo che le banche siano più disponibili a concederle e ad applicare tassi di interesse decenti.

Avvertenza finale: cautela con i finanziamenti a 12-18 mesi. Potrebbero trasformarsi in una trappola

Un’ultima considerazione come corollario delle indicazioni precedenti: saremmo piuttosto cauti nell’accettare finanziamenti bancari per superare la contingenza che abbiano scadenze a 12-18 mesi. Sono la passione di certe banche, spesso interessate più ai propri bilanci che a fare bene il loro lavoro. A causa della loro breve durata, l’azienda potrebbe trovarsi in condizioni di stress finanziario per rimborsali ed esposta al rischio di rifinanziamento. Inoltre, queste soluzioni riducono la possibilità per l’azienda, già indebitata, di acquisire nuova finanza in forme più adatte alle proprie esigenze.

Francesco Robiglio
Corporate Finance
Studio Dattilo
Galleria del Corso, n. 2   20122   Milano


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