Laezza (AEFI): le incertezze sulle Fiere avvantaggiano i concorrenti

Il comparto delle Fiere è tra i più coinvolti e danneggiati da questa emergenza. Ne abbiamo parlato con Giovanni Laezza, presidente di AEFI-Associazione Esposizioni e Fiere Italiane per capire quale sia effettivamente la situazione del comparto e l’impatto economico che sta provocando questa forzata e prolungata chiusura.

Le fiere sono state tra le prime attività ad essere fermate dai provvedimenti del Governo e dalle ordinanze delle Regioni per tutelare la salute dei cittadini e contenere l’espansione del virus. Nonostante le difficoltà di inserimento in un articolato calendario internazionale, le fiere hanno cercato di reagire, rinviando e riprogrammando le manifestazioni, per cercare di contenere il danno economico e continuare a svolgere il ruolo di strumento di crescita per le imprese e per le industrie che rappresenta. La chiusura prolungata, il protrarsi dell’emergenza, senza la certezza di quando si potrà ripartire aggrava la situazione.
A fine marzo, erano già 138 le manifestazioni posticipate, alcune al 2021. Di queste, 63 sono a carattere internazionale e 75 nazionale. 30 erano quelle annullate. Complessivamente 168 – a cui si aggiungono numerose manifestazioni a carattere regionale e locale – concentrate principalmente in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – regioni maggiormente colpite e nelle quali ogni anno hanno luogo la maggior parte dei nostri eventi fieristici – ma tutti gli associati sono bloccati nella loro attività. Un numero destinato a crescere, per l’incertezza della durata dell’emergenza. Il rischio è che molti associati non abbiamo risorse sufficienti, a causa delle spese sostenute per gli eventi che poi non hanno avuto luogo e per i mancati ricavi. Da subito abbiamo attivato tutti i nostri canali, affinché il Governo sostenesse le fiere con misure dedicate. Al momento senza adeguata attenzione
”, dice Laezza.

Come AEFI quali iniziative state attuando per il vostro settore? Come vi state confrontando con le istituzioni?

Abbiamo avanzato al Governo e alle istituzioni una serie di richieste per sostenere il settore, pesantemente colpito dall’epidemia. Tra queste, il rimborso delle spese sostenute e dei mancati ricavi per gli eventi annullati e posticipati, la proroga delle prossime scadenze fiscali per almeno nove mesi – anche in compensazione ed in deroga ai limiti di compensazione -, la sospensione del Decreto Legislativo 19 Agosto 2016 n.175, la moratoria dei mutui che le Società fieristiche hanno in corso, la creazione di un fondo strutturale a sostegno del settore. Abbiamo chiesto a gran voce al Governo di inserire misure dedicate alle fiere in uno dei provvedimenti, senza al momento ricevere attenzione. Un atteggiamento che ci lascia molto delusi perché le fiere sono un vero volano per la nostra economia: ogni anno generano affari per 60 miliardi di euro e danno origine al 50% dell’export delle imprese italiane nel mondo. Se non vengono previsti interventi specifici al più presto, il settore rischia di scomparire, a vantaggio dei competitor stranieri. Le Fiere devono disporre della liquidità necessaria per salvaguardare le manifestazioni e consentire poi la ripresa immediata delle iniziative a favore di tutti i settori produttivi. Non dobbiamo dimenticare che le fiere rappresentano una filiera che genera valore anche per i territori, per il sistema ricettivo, i trasporti, la ristorazione, il mondo dei servizi alle imprese in generale”.

Che evoluzione prevede? E’ possibile ipotizzare un termine per la ripresa delle manifestazioni? E in che condizioni?

Siamo consapevoli che le fiere per il gran numero di persone che coinvolgono saranno tra le ultime attività a ripartire. Difficile ipotizzare quando. Molto dipenderà anche da come procederà la fase 2 e quanto l’epidemia sarà contenuta. Certo dovremo convivere con il virus per un po’, ma la continua incertezza anche sulla definizione dei calendari del secondo semestre 2020 e del 2021 rischia di avvantaggiare i nostri concorrenti internazionali, già sorretti dai rispettivi Governi con una serie di provvedimenti di carattere eccezionale che sono proprio quelli di cui anche le fiere italiane hanno bisogno.
E’ inoltre fondamentale che i protocolli che verranno definiti per la ripartenza delle fiere italiane siano in linea con quelli internazionali. Eccessive limitazioni comportamentali sarebbero un ulteriore vantaggio per i nostri competitor.
Con la nostra Commissione Tecnica stiamo anche analizzando una serie di misure da adottare al fine di garantire quartieri sicuri, sani, puliti e virus free: dalla sanificazione – prima, durante e al termine delle manifestazioni – a tutte le buone pratiche per la salvaguardia della salute di tutte le persone coinvolte in un evento fieristico, fino al controllo della temperatura corporea agli accessi e l’eventuale gestione sanitaria di tutti gli ingressi con temperatura al di sopra della norma. Sicuramente le fiere saranno diverse, per rispettare il distanziamento ci saranno, inevitabilmente, meno espositori e meno visitatori. Verranno maggiormente incentivate iniziative digitali che non sostituiscono il momento fieristico, ma lo completano. Non dimentichiamo poi che la ripartenza del settore, soprattutto per le manifestazioni a carattere internazionale, dipenderà anche dalla riapertura delle strutture ricettive e dei voli
”.


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