A picco la produzione alimentare, i consumi domestici non bastano

Non bastano i consumi domestici a salvare la produzione dell’industria alimentare italiana. Secondo l’Istat, a marzo è caduta a picco: -6,5% 

Si tratta di un calo mai registrato prima. È la prova che l’alimentare non è esente dall’emergenza. Sono numeri che non avremmo mai voluto leggere ma che da tempo abbiamo preannunciato: al di là dell’effetto scorte e al netto del fatto che il settore è stato in prima linea durante tutta la Fase1, l’industria alimentare ha registrato grandi perdite, dovute soprattutto alla chiusura del canale Horeca e alla frenate sulle esportazioni. Questi dati sono la prova di quello che dicevamo da tempo: l’industria alimentare non è esente dalla crisi“. Così il presidente di Federalimentare Ivano Vacondio ha commentato i dati. Numeri che pesano anche sul trimestre gennaio-marzo 2020 che ora segna un timido +0,8% rispetto all’anno precedente (sul bimestre, segnava +4,9%). 
Questi numeri sono una testimonianza anche per gli scettici e non dimostrano solo che persino il nostro settore sta subendo il contraccolpo provocato dal Coronavirus, ma anche che il contraccolpo è il peggiore di sempre. Non si sono mai registrate infatti perdite così grandi prima d’ora. Basti pensare che dopo la crisi del 2008 i cali registrati non sono andati oltre a un picco negativo del -1,9%, imparagonabile a quello assai peggiore che purtroppo dovremmo registrare a fine 2020″ conclude Vacondio. 

La crisi del commercio si trasferisce a cascata sulla produzione agroalimentare con 6 aziende su 10 (58%) che hanno registrato una diminuzione dell’attività. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ in riferimento all’allarme lanciato da Confcommercio sul rischio chiusura che riguarda soprattutto 45mila strutture della ristorazione nonché il commercio ambulante. Un mercato di sbocco vitale per molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che – sottolinea la Coldiretti – trovano nel consumo fuori casa un canale privilegiato di vendita e sulle quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno le stesse difficoltà. 

In gioco c’è una filiera che, allargata dai campi agli scaffali fino alla ristorazione, – continua la Coldiretti – vale 538 miliardi di euro e offre lavoro a 3,6 milioni di persone. Un sistema che – precisa la Coldiretti – coinvolge di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita in Italia, tra ipermercati (911) supermercato (21101), discount alimentari (1716), minimercati (70081 e altri negozi (138000) oltre a 330mila imprese impegnate nella ristorazione, tra bar e ristoranti.


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