Fronte comune a difesa dell’Horeca

Voglio lanciare una sfida al Governo: il settore alimentare è legato a doppio filo al canale Horeca e solo se il Governo riuscirà a tenere in piedi nei prossimi mesi il settore della ristorazione, potremo sperare il prossimo anno nel rilancio dell’alimentare che, voglio ricordare, rappresenta il secondo settore manifatturiero e produce l’8% del PIL italiano” così Ivano Vacondio, Presidente di Federalimentare è intervenuto questa mattina agli Stati Generali convocati dal premier Conte. “Dal canale Horeca, fortemente toccato dall’emergenza e che continua a pagare lo scotto anche in questi mesi, dipende tutta la filiera agroalimentare e quindi, indirettamente, i consumatori italiani e stranieri: siamo produttori d’eccellenza a cui nessuno, soprattutto all’estero, vuole rinunciare, perciò è essenziale che questo settore – il cui fatturato in Italia è di circa 30,5 miliardi di cui 18,5 legati alle spese alimentari del turismo nazionale e 12 miliardi a quello estero – torni a lavorare a pieno regime“. 

Quella di Vacondio è solo una delle voci che in questi giorni si stanno levando a favore del compafrto della ristorazione e dei pubblici esercizi in genere. 

Ieri l’ìIsmea ha stimato in 34 miliardi il calo di fatturato 2020 dell’Horeca, un comparto che nel 2019 di miliardi ne ha fatturati 86 costituendolo sbocco privilegiato delle produzioni agroalimentari italiane. 

Domani sullo stesso tema interverrà Confagricoltura che sul tema “Rilanciare l’Horeca” ha radunato in videoconferenza la presidente di Agronetwork Luisa Todini, il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova. Denis Pantini, direttore agroalimentare di Nomisma e Roberto Calugi, direttore generale della Fipe. Quindi le testimonianze degli imprenditori: Guido Folonari (Philarmonica Distribuzione), Annibale Pancrazio (Pancrazio), Giampiero Calzolari (Granarolo), Raffaele Boscaini (Masi Agricola), Alfredo Pratolongo (Heineken Italia), Dino Di Marino (Italgrob, Federazione dei Grossisti e dei distributori di Bevande)

Sullo stesso tema è intervenuta anche Coldiretti secondo cui il crollo delle attività di ristorazione per lo stop forzato di alberghi, bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha avuto un effetto negativo a valanga sull’agroalimentare nazionale con una perdita di fatturato di almeno 1,5 miliardi per i mancati acquisti in cibi e bevande. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti della riduzione del 9,5% del fatturato dell’industria alimentare registrato dall’Istat ad aprile rispetto all’anno precedente per l’emergenza coronavirus. Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – ha pesato su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale commercializzazione per fatturato.  Nonostante la riapertura – conclude la Coldiretti – permane tuttora una situazione di difficoltà nella ristorazione per una diffidenza diffusa, la chiusura degli uffici con lo smart working e per l’assenza totale del turismo di italiani e stranieri.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code