ASSICA: luci e ombre per il comparto dei salumi

Dopo un 2019 definito “annus horribilis” male anche nel 2020 per il comparto delle carni e dei salumi. E’ quanto emerge dall’Assemblea dell’ASSICA, Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, che ha fatto il punto sullo stato attuale del comparto

“Nel corso del 2019 il forte incremento dei costi della materia prima, dovuto all’esplosione della domanda cinese seguita alla diffusione della Peste Suina Africana (PSA) in Oriente, ha creato uno shock nel mercato delle carni suine. Le aziende si sono trovate a fronteggiare da un lato costi della materia prima arrivati a livelli record, dall’altro un mercato, sia nazionale sia estero, in difficoltà. Con la diffusione del COVID-19, siamo stati catapultati da una situazione che ci sembrava difficile ad una realtà ancora più dura, inimmaginabile, e con gravi effetti sulle persone e sull’economia mondiale. In questa situazione, ha affermato Nicola Levoni, Presidente di ASSICA – ci siamo tutti impegnati per continuare a produrre garantendo la sicurezza per i nostri lavoratori e le loro famiglie, assicurando al contempo le forniture di cibo buono, sano e sicuro”.

Nonostante le aziende alimentari non si siano fermate, questo non le ha preservate dalle perdite che ci sono state nella produzione, nei consumi e nell’export. Dal lato della produzione, gli impianti di macellazione e di lavorazione hanno registrato un rallentamento sia per l’implementazione di norme di distanziamento volte a garantire la sicurezza lungo le catene produttive sia per le aumentate assenze dal lavoro dovute alla fruizione dei congedi, con un calo produttivo rispetto alla situazione”pre-COVID-19″ di circa il 20%. Queste dinamiche hanno determinato una spinta depressiva sui prezzi di suini e carni suine, soprattutto con riferimento al circuito delle produzioni tipiche. 

Sul fronte della domanda, il lockdown e la chiusura del canale Ho.re.Ca. hanno determinato le conseguenze più rilevanti: un calo repentino, intorno al 20%, della domanda interna e un rallentamento delle vendite verso i Paesi che hanno adottato provvedimenti simili a quelli italiani.

“Nel primo trimestre 2020 l’export ha mostrato un risultato davvero inatteso, registrando un contenuto calo in quantità (-1,0% per 40.961 ton) ma una importante crescita in valore (+10,1% per 385,6 milioni di euro) grazie alle esportazioni di prodotti ad elevato valore aggiunto, in particolare salumi preaffettati” ha continuato Levoni. 

“Nonostante il risultato complessivo dei primi tre mesi sia confortante rispetto alle aspettative, i dati evidenziano diverse fragilità che ci preoccupano: innanzitutto l’importante calo a volume negli invii di prosciutti crudi stagionati, che da sempre sono il prodotto di punta del nostro export; in secondo luogo l’arretramento, sempre in termini di volumi, dei nostri due principali mercati di riferimento – Francia e Germania- e della UE; infine l’indebolimento a livello mondiale dell’economia. Il timore è che, passato questo periodo di emergenza in cui la priorità dei consumatori è stata quella di garantirsi gli approvvigionamenti di cibo sicuro, si passi ad una seconda fase in cui la riduzione dei redditi possa compromettere anche la domanda estera”.

Sul fronte della macellazione dei suini la situazione non è stata confortante: il rallentamento sulle linee di produzione ha comportato un problema di gestione degli animali vivi e di forniture e scorte che sta mettendo a rischio tutta la filiera suinicola. Nel periodo gennaio-marzo 2020, secondo i dati ISTAT, le macellazioni di suini hanno registrato un -14,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con picchi del -19,9% in febbraio e -18,4% in marzo. 

Per quanto riguarda la fase di emergenza dal 24 febbraio al 24 maggio gli acquisti in GDO sono cresciuti complessivamente del +4,6% a volume e del +8,5% a valore. Particolarmente vivaci sono risultate le vendite a peso imposto (+13,8% a volume e +22,8% a valore), mentre il banco taglio ha evidenziato un calo (-7,4% a volume e -6,3% a valore), a causa delle mutate abitudini di acquisto, che hanno privilegiato prodotti (prevalentemente preaffettati) caratterizzati da una shelf life più lunga e modalità di acquisto più rapide. Le vendite in GDO non hanno compensato la flessione delle vendite nell’Ho.re.Ca. avverte l’ASSICA


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