Federalimentare: nessuna illusione questo è l’anno nero del food & beverage

Ogni settore deve fare i conti con la propria storia, non con quella degli altri e se è vero che il trend semestrale di produzione del food&beverage segna “solo” una variazione tendenziale del -3,3% a fronte del -18,3% dell’universo manifatturiero, questa discesa, per un settore resiliente come il nostro, rappresenta la peggiore degli ultimi decenni“. È questo il quadro con cui Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, apre la tavola rotonda di Cibus Forum a Parma “Consumi e nuovi valori: l’impatto del Covid-19 sulle abitudini dei consumatori. Quali prospettive e quali opportunità”. 
Sono sempre stato ottimista riguardo alla salute del nostro settore: lo sono stato con i dazi, convinto che non avrebbero intaccato più di tanto le nostre performance all’estero, con la Brexit e anche in altre occasioni non ho mai mancato di sottolineare le doti anticicliche di un comparto che da sempre è traino dell’economia e dei consumi italiani. Ma proprio per queste convinzioni, non posso esimermi dall’evidenziare la grande sfida che anche il food&beverage ora si trova davanti“. Il riferimento è naturalmente alla crisi post Covid che ha colpito anche il settore alimentare e in particolare l’horeca. 
È innegabile che i consumi del Paese stiano cambiando e non in meglio – sottolinea Vacondio, dati alla mano. Le vendite dei discount alimentari crescono al passo tendenziale del +7% mostrando l’esaltazione di una tendenza al risparmio dei consumatori che era già emersa negli ultimi anni e che ora è diventata evidente. La preoccupazione è che la discesa del target dei prodotti di eccellenza si consolidi nel tempo, portando a uno stabile cambiamento di costume“. 
L’abbassamento qualitativo dei consumi è parte di un grande problema: la perdita di redditività, che dipende dal valore aggiunto che hanno i cibi che vengono comprati. In base a questo, due sono le scommesse che dobbiamo vincere: una è quella dell’export, da tempo unico driver di sviluppo dell’industria alimentare, che però dipende anche e in larga misura dal contenimento dell’ondata di ritorno dei contagi sui nostri migliori mercati di esportazione e quindi sulla loro eventuale progressiva ripresa (oltre che dalle altre grandi battaglie che dobbiamo vincere in Europa). L’altra riguarda l’horeca, dove dobbiamo fare molto di più. Per il comparto della ristorazione, le misure stanziate finora e inserite nel dl agosto non sono sufficienti. C’è bisogno di almeno 1,5 miliardi di euro se si vuole tenere in piedi l’horeca e il turismo enogastronomico: finanziamenti che in questo caso sarebbero veri e propri investimenti con conseguenze positive su tutta la filiera, dai produttori al consumatore finale, e quindi al Paese con i suoi consumi interni“. 
Ancora una volta – conclude Vacondio – la mia convinzione di fondo resta ottimista: l’industria alimentare, dopo essersi rivelata fondamentale nel periodo strettamente legato all’emergenza, può ancora fare da traino economico e tornare ai livelli pre crisi velocemente. Questa sua forza, però, non deve essere scambiata per uno stato di benessere. Il mio è un ottimismo vincolato al sostegno da parte del governo a questo settore. Se ci sarà, sono convinto che entro la fine del prossimo anno l’industria alimentare tornerà ad essere il volano dell’economia italiana“. 
 


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