Surgital investe per migliorare l’impatto ambientale

Surgital continua il costante impegno per migliorare il suo impatto green. Di pari passo con l’ampliamento dello stabilimentodi Lavezzola (RA) con un nuovo capannone che aumenterà la produzione del 25,2% in 5 anni, l’azienda vuole ottimizzare le sue performance ambientali, in linea con la politica di CSR. Diverse le azioni svolte di recente, primo fra tutte l’ottenimento dell’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, per uniformarsi ai principi di Integrated pollution prevention and control (IPPC) dettati dall’Unione Europea. La pratica verrà rilasciata da Arpa entro l’anno in corso. Questo nuovo importante traguardo regolamenterà aspetti prima gestiti e controllati solo a livello volontario, diventando quindi parte integrante del sistema gestionale. 

Surgital sarà così in grado di calcolare e migliorare la sua impronta ambientale, essenzialmente data da tre fattori: il ciclo dell’acqua, dei rifiuti e il dispendio energetico, quest’ultimo oggetto di diversi interventi già comunicati. Le novità riguardano quindi i primi due aspetti. Per quanto concerne l’acqua, Surgital si sta muovendo con un impianto di potabilizzazione che riguarda direttamente tutti gli stadi della produzione: l’azienda, infatti, la impiega sia nella fase di impasto delle farine che nel processo di cottura della pasta, il cui vapore viene reimmesso in atmosfera grazie a speciali torri di aspirazione, prima di rientrare nel ciclo naturale. Quando viene invece usata per il lavaggio, subisce comunque una profonda depurazione, sia dal punto di vista fisico, che chimico e biologico, così da poter essere scaricata nelle acque superficiali. L’azienda si è infine dotata di un impianto di osmosi inversa che tratta l’acqua in uscita dal depuratore, utilizzata poi per raffreddare gli impianti. 

Per i rifiuti, da tre anni Surgital recupera il 98% degli scarti di cucina, senza quindi doverli smaltire. Questo comporta un grande vantaggio per l’ambiente, perché si crea un circolo virtuoso che genera solo il 2% di residuo da smaltimento. Il recupero avviene in queste modalità: la pasta rimasta diventa mangime per allevatori locali (in particolare per un piccolo allevamento di oche), mentre gli ingredienti di origine animale, ad esempio per i ripieni o altre ricette, sono rivenduti a un impianto di pet food. Il rifiuto organico da immettere nella raccolta differenziata pubblica si riduce quindi alle sole rimanenze prodotte dalla mensa interna per i dipendenti e da De Gusto, l’ateneo della pasta. 


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