Cent’anni di Confagricoltura

Tutela dell’impresa. Ovvero efficienza e competitività, orientamento verso la crescita e le innovazioni tecnologiche, stretto collegamento con le altre parti della filiera agroalimentare, per cogliere le aspettative dei consumatori in Italia e a livello internazionale. Ma anche protezione delle risorse naturali, responsabilità sociale, tutela dei lavoratori, benessere della collettività, per contribuire al progresso civile ed economico della comunità nazionale. Questi i principi essenziali che hanno sempre ispirato l’azione sindacale di Confagricoltura da quel lontano 1920, in cui nacque a Roma la prima organizzazione degli agricoltori italiani a carattere generale, con una presenza diffusa su tutto il territorio nazionale e con funzione di sindacato datoriale”.  Così il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha aperto a Roma, a Palazzo Colonna, le celebrazioni del Centenario alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dei Ministri Teresa Bellanova e Stefano Patuanelli e della Sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Dopo aver ringraziato chi lo ha preceduto alla guida dell’Organizzazione e tutti coloro che hanno dato il proprio contributo alla sua crescita, Giansanti ha ripercorso alcuni momenti salienti della storia e dello sviluppo del settore agricolo. 

“Dopo i conflitti mondiali – ha ricordato Giansanti – le difficoltà furono superate grazie all’impegno rivolto all’aumento della produzione, per rispondere alla domanda dei consumatori. Con lo stesso impegno abbiamo risposto negli ultimi mesi alla sfida posta all’intera filiera agroalimentare, a causa dell’emergenza sanitaria: continuare a produrre, per rifornire i mercati e assicurare cibo agli italiani”.

“Cento anni sono un pezzo importante, significativo della nostra agricoltura, ne abbiamo già parlato, ricordo la mia partecipazione all’evento dello scorso gennaio, intitolato “Identità e futuro”, che si svolgeva proprio alcune settimana prima di quel 21 febbraio, una data che ha impresso una svolta alla storia della nostra comunità nazionale”, ha detto Giuseppe Conte nel suo intervento.
“Adesso, con il progressivo ritorno alla piena operatività delle attività economiche, stiamo imparando a convivere con il Covid-19 e – pur senza abbassare la guardia – ma abbiamo l’opportunità di progettare con fiducia e determinazione il “rilancio” dell’Italia, intercettando quel desiderio di riscatto, di rinascita, di rigenerazione, così fortemente avvertito dal nostro popolo durante la durissima prova del lockdown nazionale.     Siamo consapevoli che la “normalità” precedente al Covid-19 non ci restituirebbe affatto il quadro di un’Italia in crescita: perché sin dalla metà degli anni Novanta il Paese ha vissuto una fase di stagnazione, dalla quale – dobbiamo uscire in modo definitivo.  Fra le ombre intravediamo anche molte luci, una delle quali è senz’altro rappresentata dall’agricoltura italiana. I dati lo confermano: fra il 1996 e il 2019, periodo nel quale la produttività del lavoro complessiva in Italia è rimasta sostanzialmente confinata a una crescita media annua dello 0,3%, il solo settore agricolo, in controtendenza, ha registrato un incremento medio annuo dell’1,5%, confermandosi come uno fra i comparti più dinamici. I primati del nostro settore agroalimentare non si limitano alla sola dimensione economica. Come certamente saprete, la Commissione europea, già prima della pandemia, ha lanciato – all’interno del progetto del Green Deal – la strategia “From Farm to Fork”, con l’obiettivo di preservare la sostenibilità, la biodiversità e la sicurezza all’interno delle produzioni agricole. A tal proposito, una recente indagine condotta da Nomisma ci dimostra che l’agricoltura italiana si posiziona a livelli estremamente performanti rispetto agli obiettivi e al paradigma del Green Deal: secondo i controlli dell’autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), infatti, in Italia si registra una fra le percentuali più alte d’Europa di prodotti assolutamente privi di residui, superando in questo i nostri più diretti competitori, come Francia, Spagna e Germania. L’indagine attesta anche che i rifiuti alimentari pro-capite sono inferiori del 16% rispetto alla media europea così come in forte calo negli ultimi dieci anni è l’impiego di agrofarmaci e di fertilizzanti. Non solo. Il nostro Paese detiene il record europeo di superficie e di incidenza del biologico per seminativi e colture permanenti e ha fatto registrare, negli ultimi vent’anni, un netto calo, pari al 12,3%, delle emissioni di gas serra. Si tratta di primati non trascurabili, che raccontano molto delle nostre premure e delle nostre sensibilità di cui dobbiamo essere orgogliosi. Ma adesso possiamo essere ancora più ambiziosi.”

Quindi il Presidente del Consiglio ha così concluso: “Il Governo, quindi vi assicuro, è pienamente impegnato affinché il settore agroalimentare, che voi ormai da un secolo in modo eccellente rappresentate, sia protagonista della strategia complessiva di rilancio del Paese. L’agricoltura d’altra parte rappresenta un sodalizio fra innovazione e tradizione, e questo è anche lo spirito del nostro paese, costituisce questo il segreto del successo italiano nel mondo e ogni giorno questo successo ci ricorda, d’altra parte, la vostra attività, ci ricorda come disse anche il filosofo che “la terra è la sorgente ultima di qualsiasi alimento dell’uomo”.


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