Cristian Maretti nuovo presidente di Legacoop Agroalimentare

Cristian Maretti, 51 anni di Forlì, è il nuovo presidente di Legacoop Agroalimentare, associazione che rappresenta circa 1.500 cooperative, presenti in molti comparti, con 198.581 soci, oltre 29mila addetti ed un fatturato complessivo, nel 2019, di circa 9,7 miliardi (di cui oltre 1,6 miliardi di export). Lo ha eletto all’unanimità a Roma la Direzione Nazionale dell’Associazione. Dal 2015 Maretti è presidente di Legacoop Agroalimentare Nord Italia, dove già rivestiva la carica di direttore dal 2010. Laureato in Scienze Agrarie, ha conseguito un diploma di specializzazione post-universitaria in Gestione delle Imprese Agricole e Agro-alimentari presso il Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Méditerranéennes di Montpellier. Componente del Consiglio di Presidenza di Legacoop Nazionale, dal 2017 ricopre il ruolo di VicePresidente di Fruttagel e, dal 2018, di Consigliere di Coopfond, il fondo di promozione di Legacoop.

Per Maretti, “la capacità di tenuta e di riorganizzazione produttiva dimostrata dal sistema agroalimentare durante l’emergenza sanitaria non sminuisce di certo le preoccupazioni per il pesante impatto sui bilanci di quest’anno, ma rappresenta anche il punto di partenza per una ripresa che passa soprattutto attraverso progetti per l’integrazione, l’innovazione e la sostenibilità delle filiere, che consentano di utilizzare le risorse messe a disposizione dall’Europa. Un impegno che ha bisogno, naturalmente, di un supporto adeguato da parte delle nostre istituzioni”.

“A fronte della crisi provocata dalla pandemia – ha sottolineato durante l’assemblea pubblica dell’associazione – la nuova politica dell’Unione, frutto anche del pregevole impegno negoziale da parte del governo italiano, con l’attivazione di risorse ingenti per la ripresa, riapre la possibilità di una nuova stagione di crescita europea; la cooperazione italiana ha le carte in regola per dimostrare quanto di buono ha fatto e quanto potrà fare nel futuro cavalcando la strategia ‘farm to fork’, rispetto alla quale può contare su esperienze che da tempo fanno parte del suo modo di fare impresa, ed investendo in progetti di riorganizzazione strutturali che potranno inserirsi nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza”.

La cooperazione italiana ha infatti avviato un lavoro per definire progetti di filiera in grado di allineare la necessità competitiva dell’agroalimentare con le priorità di un sistema sostenibile nella prospettiva del “green new deal”. Progetti che interessano, per limitarsi a qualche esempio, le filiere agroitticoalimentari, con l’obiettivo di favorire la transizione verso un’economia circolare, ridurre al minimo i rifiuti e favorire il recupero degli scarti e delle plastiche in mare, investire in ricerca e massimizzare il riutilizzo di risorse normalmente considerate scarti; la filiera dell’allevamento  del lattiero-caseario, per la produzione di energie alternative da liquami o altri sottoprodotti, in particolare la realizzazione di impianti di biometano liquido utilizzabile per autotrazione; e, ancora, la filiera cerealicola per una valorizzazione sul territorio, con un approccio integrato che inneschi un legame diretto tra produttori, attori della trasformazione e consumatori.

Rispetto a questo quadro, va evidenziato come la vera sfida sia ora quella della capacità di spesa. “Spesa – ha rimarcato Maretti- che deve servire per investimenti ‘buoni’, nel senso di creazione di valore aggiunto, altrimenti restano solo ulteriori rate di debito da rimborsare in una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente, anche per l’aggressiva politica degli Usa sulle relazioni commerciali internazionali, rispetto alla quale è di grande importanza proseguire con il percorso avviato con il ‘Patto per l’export’ e con il grande lavoro fatto dall’Unione Europea attraverso gli accordi commerciali con Canada e Giappone e sul reciproco riconoscimento delle indicazioni geografiche con la Cina”.

Quella di un impiego produttivo delle risorse comunitarie assume, insomma, il carattere di “ultima possibilità” tra un deciso scatto in avanti ed un destino avviato verso un declino inesorabile di un paese che già prima della pandemia faceva registrare la produttività più bassa tra tutti i paesi Ocse, l’ultimo posto per tasso di crescita del PIL negli ultimi dieci anni tra le prime 30 economie del mondo, il nono posto in Europa per investimenti in ricerca e sviluppo.

“Purtroppo – ha osservato il presidente di Legacoop Agroalimentare – la capacità di spesa dei fondi europei ‘ordinari’ da parte del nostro paese non lascia spazio all’ottimismo, così come alcuni provvedimenti degli ultimi mesi. Non si può assistere ad un click-day che, in meno di un secondo, esaurisce tutte le risorse del bando Impresa Sicura di Invitalia! Non si può accettare l’esclusione dalla decontribuzione per l’assunzione o il reintegro di lavoratori in CIG prevista dal decreto agosto di cooperative colpite duramente nel fatturato perché non comprese nei codici ATECO previsti! Non si può comprendere l’esclusione dell’intera filiera ortofrutticola dall’esonero semestrale del versamento dei contributi previdenziali perché beneficiaria di un intervento per l’emergenza della cimice asiatica”.

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