Food delivery: non è tutt’oro…

Durante tutta la fase del primo lockdown e ancora adesso con l’alternanza di zone gialle, arancioni e rosse l’asporto è stato molto richiesto dalla clientela e molto utilizzato dal mondo della ristorazione. Ma è conveniente o no per gli operatori del settore? 

Ne dubita Vincenzo Ferrieri, presidente di Ubri, l’unione dei maggiori brand della ristorazione italiana.

Secondo Ferrieri “è un sistema che fa acqua da tutte le parti e presenta molti aspetti negativi”. 

Soprattutto ve considerato il rapporto tra operatori dell’Horeca e piattaforme del food delivery.

“Queste multinazionali applicano un contratto di lavoro spesso indegno di un Paese civile. Senza poi contare che quasi mai pagano le tasse in Italia”, denuncia il presidente di Urbi.

Che rincara: “Peraltro queste società schiacciano i ristoranti con commissioni insostenibili, che aumentano sempre di più. E come se non bastasse  impongono politiche di sconto continue pur di guadagnare nuovi utenti sulle loro piattaforme”:

Infine c’è il problema della presenza dei ristoranti sulle piattaforme di food delivery.

“Le posizioni per i ristoranti all’interno dell’applicazione sono a pagamento e non legati a un algoritmo trasparente e meritocratico. Questo mette le multinazionali in una posizione di abuso di posizione dominante e concorrenza sleale” conclude Ferrieri. 

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