Giù le zampe dalla carne. Polemica tra il ministro Cingolani e gli allevatori

Polemica tra il neoministro della Transizione ecologica e le associazioni degli allevatori. Roberto Cingolani (nella foto) ha dichiarato come tema al centro della sua azione la riduzione del consumo di carne.
“L’agricoltura intensiva pone problemi: ci ha consentito di vivere più a lungo ma ha comportato una notevole alterazione dell’ecosistema”. Nella relazione tra sviluppo e conseguenze sulla salute, poi, Cingolani accusa l’inquinamento prodotto dall’industria, soprattutto sul tema dell’emergenza batteri, diventati antibiotico-resistenti: “Alcune industrie hanno riversato nell’ambiente una tale quantità di antibiotici che ci ritroviamo con batteri super corazzati che, oltre a rappresentare una fonte di inquinamento, diventano anche un problema per la salute pubblica”. E poi, l’affondo finale, a danno degli allevamenti e del settore della carne: “Sappiamo che chi mangia troppa carne subisce degli impatti sulla salute, allora si dovrebbe diminuire la quantità di proteine animali sostituendole con quelle vegetali. D’altro canto, la proteina animale richiede sei volte l’acqua della proteina vegetale, a parità di quantità, e gli allevamenti intensivi producono il 20% della Co2 emessa a livello globale. Modificando la nostra dieta, avremo un co-beneficio: il miglioramento della salute pubblica, la diminuzione dell’uso di acqua e la produzione di meno Co2”.

Immediate le reazioni di segno contrario.
“Credo che il paese abbia bisogno di unità di intenti e non di capri espiatori”, dice Antonio Forlini, presidente di Unaitalia, secondo cui “I consumi di carne sono in Italia al di sotto dei consumi pro capite medi dell’Occidente. E non è corretto dire che consumare carne fa male, sarebbe opportuno ribadire invece la necessità di una dieta equilibrata, fatta anche di consumo di carne, che possa rendere più longevi e che possa migliorare la qualità della vita”

“L’agricoltura e l’allevamento italiano sono tra i più sostenibili al mondo rappresentando una soluzione e non un problema rispetto alle sfide da lui sollevate”, gli fa eco Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.” Lo dicono i numeri: produrre un chilo di carne bovina in Italia, secondo i dati Fao, comporta appena un quinto delle emissioni di Co2 rispetto allo stesso chilo di carne prodotto in Asia o Usa. Anche la quantità di acqua necessaria per produrre lo stesso kg di carne in Italia è pari a 1/20 di quella usata in altri Paesi”

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