La ristorazione collettiva in crisi e esclusa dai sostegni

“In crisi da mesi e senza prospettive per il prossimo futuro la ristorazione collettiva è ormai al collasso”. Lo sostiene Massimiliano Fabbro, presidente di ANIR-Confindustria, l’associazione nazionale imprese dei servizi di ristorazione collettiva aderente a Confindustria.

Anche il criterio scelto dal nuovo esecutivo per determinare gli ulteriori indennizzi per far fronte alla crisi pandemica esclude il comparto della ristorazione collettiva.- spiega Franco –  Le imprese che gestiscono i servizi di mensa in ambito pubblico e privato, da questo anno di Codiv, escono fortemente danneggiati, con fatturati dimezzati e migliaia di lavoratori in cassa integrazione. Ulteriore chiusura delle scuole e prosecuzione dello smartworking sono cause conclamate di una crisi che ci ha visto esclusi dalle prime tornate di ristori, determinate dall’individuazione dei codici Ateco, ma oggi il criterio del tetto dei 5 milioni di euro emerso dalle bozze del decreto sostegno, rappresenta una nuova e definitiva mannaia sul nostro settore che, per lo più, vede impegnate imprese che lavorano in ottica industriale, con fatturati decisamente superiori a 5 milioni. In questo siamo nettamente distinti dai pubblici esercizi della ristorazione, quali bar ristoranti, ma questa differenza sembra non emergere agli occhi delle istituzioni. Chiediamo di essere ascoltati dal Ministro Giorgetti (MISE) e Franco (MEF) affinché si trovi una soluzione: ripensare completamente il supporto al settore, attraverso il riconoscimento di quei costi fissi incomprimibili che non hanno trovato corrispondenza nei bilanci delle aziende, estendere il meccanismo di sgravi contributivi sul costo del lavoro, simile a quello attivato per le imprese del Mezzogiorno, serve un’indicazione forte e di tipo legislativo per dare riconoscimento certo alle perdite registrate, altrimenti in poco tempo saremmo costretti a chiudere e a mettere a rischio il lavoro di quasi 60.000 lavoratori”.

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