Granarolo pronto a ripartire pensa a nuove acquisizioni

Il Covid ha colpito anche un grande gruppo agroalimentare come Granarolo, tra i primi in Italia con un fatturato consolidato 2020 di 1,28 miliardi di euro (-3% sul 2019 e un utile netto a 15,8 milioni).

Sui conti hanno pesato soprattutto le chiusure dell’horeca. 

“Con le chiusure imposte dal Covid abbiamo perso una fetta di mercato, quella della ristorazione e dei consumi fuori casa, che per noi valeva circa il 30% del fatturato italiano, poco meno di 300 milioni, mentre al tempo stesso la Gdo ci ha chiesto prodotti a vita più lunga” dice il presidente Gianpiero Calzolari. “Ma riconvertire le produzioni non è stato un processo banale, ma grazie alla disponibilità di tutti abbiamo potuto contenere il calo del fatturato, e riducendo i costi siamo stati più efficaci”.

E per il post pandemia il Gruppo Granarolo pensa anche a possibili acquisizioni. 

“Stiamo valutando la possibilità di acquisizioni sul mercato nazionale e internazionale: abbiamo individuato aree di intervento, cerchiamo imprese sane, con una struttura patrimoniale adeguata, che ci aiutino a utilizzare meglio il nostro prodotto” conferma Calzolari.

“Vogliamo ragionare sulle specialità territoriali, anche con aziende minori ma con prodotti caratterizzati e di eccellenza, senza parlare di nicchia, però, noi guardiamo a prodotti consolidati”.

Fra le aree di possibili interventi, ricorda, “la Pianura Padana offre formaggi duri che sono interessanti anche per lo sbocco all’estero che oggi pesa più del 30% del nostro fatturato, ma anche nel Mezzogiorno ci sono alcune aziende familiari, ben consolidate, anche se purtroppo molte sono sottodimensionate”. Il loro valore è rappresentato da prodotti “come le burrate pugliesi, che hanno avuto una crescita importante: chi ha seminato e investito in questa area potrà avere soddisfazioni, chi è rimasto ‘locale’ invece sta soffrendo tantissimo”.

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