I costi della logistica impattano sulla frutta secca

“Uno degli effetti collaterali provocati dalla pandemia da covid-19 sta toccando da vicino anche il mondo della logistica e, di conseguenza, dello scambio delle merci. Il problema, sostanzialmente, è che mancano container a livello globale. Il primo Paese a risentire di questa situazione è stato la Cina, che essendo uscita per prima dall’emergenza pandemica, ha iniziato a riaprire in maniera massiccia alle esportazioni”. Riccardo Calcagni, AD di Besana, descrive la situazione che sta interessando anche il compatto della frutta secca a livello globale. Una situazione che determina un sensibile aumento dei costi della logistica e, dunque, va a incidere sul prezzo finale del prodotto. 

Negli ultimi 5 mesi, con uno scatto non previsto, l’export cinese in prevalenza marittimo è aumentato del 21% con una punta del 46% verso il mercato americano. Questo ha provocato una differenza in termini di volumi tra spedizioni da Paesi terzi verso la Cina e dalla stessa verso il resto del mondo, con ripercussioni negli imbarchi che si trascinano per settimane prima della partenza della nave. Poi il blocco del Canale di Suez ha inciso ulteriormente. 

Alla Besana fanno presente come nell’ultimo semestre il costo di noleggio di un container standard è passato da 2.100 a 7.800 dollari.

Ma oltre ai costi delle logistica rincari ci sono anche negli imballi: secondo gli ultimi dati di Assocarta, da febbraio 2020 a oggi i costi del cartone da macero sono addirittura decuplicati, passando da 11 a 140 euro la tonnellata 

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