Filiera Italia: pieno recupero agroalimentare a inizio 2022

Le recenti previsioni sul manifatturiero italiano mostrano un recupero molto più rapido del previsto, rispetto al calo del fatturato del 2020. Il settore, infatti, si appresta a recuperare quanto perso durante la pandemia già dai primi mesi del prossimo anno. “Stesso trend per il settore agroalimentare”, sottolinea in una nota Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, che sottolinea come il comparto lo scorso marzo 2021 registrasse, a parità di giornate di calendario, un aumento del +8,5% sullo stesso mese dell’anno precedente. Un aumento reso più evidente dal crollo registrato a marzo del 2020 in coincidenza con l’inizio della pandemia e stimato intorno al -6,5%. 

Parallelamente a marzo 2021 il totale manifatturiero ha registrato il +37,7%, che si lega a sua volta al pesante -29,3% registrato nel marzo 2020. “Le previsioni positive – sottolinea il consigliere delegato di Filiera Italia – sono da mettere in relazione anche ad una ulteriore crescita dell’export agroalimentare che lo scorso anno nonostante la crisi ha superato il valore record di 46 miliardi di euro”. E le stime sull’export agroalimentare vedono il comparto in crescita anche nel 2021, nonostante i risultati non brillanti dei primi mesi per le difficoltà logistiche registrate. Una tendenza positiva a cui secondo l’Istat si associa un mercato del lavoro che «continua a mostrare moderati segnali di miglioramento. 

“Appare indubbiamente eccessiva questa enfasi posta alla fine del divieto di licenziamento nei prossimi mesi” commenta Scordamaglia ” il problema concreto sin da subito non sarà quello di dover eliminare risorse in eccesso, quanto piuttosto trovare risorse adeguatamente formate che accompagnino la crescita e l’innovazione del settore”. Secondo il consigliere delegato molti ignorano che “l’Italia sia il secondo Paese al mondo per robot ed automazione nell’alimentare”. Ed è questo, secondo Filiera Italia, a garantire non solo maggiore produttività, ma anche maggiore sostenibilità della nostra produzione. 

“Il settore alimentare avrà bisogno di trovare almeno 40.000 nuovi addetti nei prossimi 4/5 anni, figure che diventa sempre più difficile reperire soprattutto nelle regioni in cui si concentra la produzione: il vero valore aggiunto del singolo lavoratore, oggi, è nelle sue competenze e nella sua capacità di essere occupabile” afferma Scordamaglia che conclude “Prioritario quindi attivare al più presto moduli formativi innovativi, cosa che come filiera italia stiamo concretamente facendo, e politiche attive strutturate o la carenza, non l’eccesso, di manodopera potrà rappresentare il vero punto debole della nostra crescita futura”.

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