Approvata la legge sull’agricoltura biologica

Il Senato ha approvato all’unanimità la legge 988 sull’agricoltura con metodo biologico.
Al riguardo Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica ha commentato: “L’agricoltura biodinamica è un modello sostenibile e redditizio: se era già un dato di fatto, ora è anche riconosciuto per legge. Ai senatori che hanno approvato all’unanimità la legge sul biologico va il plauso di aver riconosciuto i meriti storici e produttivi anche del metodo biodinamico, un vero asset per supportare la transizione ecologica dell’Italia nel contesto Ue del Green Deal UE a condizione di istituire corsi di laurea e progetti di ricerca in biodinamica”.

Il testo, inerente “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, era fermo da due anni e mezzo dopo la prima approvazione alla Camera (dicembre 2018). Sottolinea Triarico.

“È ora necessario dare il via, anche in Italia, a corsi di laurea e scuole di alta formazione in agricoltura biodinamica, nonché a programmi di ricerca scientifica, come già avviene nei principali paesi europei: il Paese potrà cogliere questa e altre opportunità di cambiamento strategico per rendere i sistemi agricoli e alimentari protagonisti di una transizione in senso più ‘verde’, biologico e sostenibile, anche in merito al lavoro degli agricoltori”.

Rimasta ferma per diverso tempo, l’approvazione della legge sul biologico arriva in un momento di passaggio per il settore: sul tavolo ci sono la riforma della Politica agricola comune, il nuovo Regolamento europeo sul bio che entrerà in vigore a inizio 2022, l’attuazione del Recovery plan che punta su “green” e digitale, nonché la strategia Farm to Fork che punta al 25% delle superfici biologiche, alla riduzione del 50% dei pesticidi chimici e del 20% dei fertilizzanti entro il 2030 nell’Unione europea. 

“Il fatturato medio per ettaro di un’azienda certificata biodinamica risulta essere di 13.309 euro, di gran lunga superiore alla produzione lorda vendibile di un’azienda convenzionale (3.207 euro) – conclude  Triarico – Un dato di cui tenere conto, visto che l’Italia, paese leader per le superfici coltivate a biologico con il 15,8%, si è confermata anche nel 2020 primo paese in Europa per valore aggiunto in agricoltura, pari a 31,3 miliardi di euro. Inoltre l’export biodinamico è aumentato del 14% nel corso del 2020, contribuendo a valorizzare il Made in Italy sui mercati più remunerativi”.

“Esprimiamo viva soddisfazione per l’approvazione definitiva del disegno di legge sul biologico – afferma Roberto Zanoni, presidente di AssoBio – e siamo soprattutto gratificati dal fatto che tutti i partiti abbiano mostrato grande compattezza votando favorevolmente in modo bipartisan. Questo significa che anche il mondo politico ha compreso l’importanza della proposta della Commissione Europea e il valore di un comparto che rappresenta uno dei fiori all’occhiello del settore agricolo italiano. Con il 15,8% dei terreni coltivati biologicamente, l’Italia si classifica prima nazione europea per esportazioni e seconda al mondo. I consumatori preferiscono i prodotti biologici perché ottenuti preservando la salute del suolo e dell’ambiente. Adesso dobbiamo lavorare per far crescere i consumi che in Italia sono ancora limitati se confrontati con quelli francesi o tedeschi, con una spesa pro capite di poco superiore a 60 €. A tal proposito, è importante investire in informazione e comunicazione, a partire dalle Scuole dell’obbligo, fino all’Università e al mondo della Ricerca.

Le aziende biologiche rappresentano il futuro, sono le più attente all’innovazione e ai cambiamenti. La rinuncia alla chimica di sintesi, infatti, impone agli agricoltori bio di individuare soluzioni innovative in molti casi basate sull’integrazione tra mezzi diversi: meccanici, ecologici, digitali, ovvero, sull’agro-ecologia. Ma non solo, i produttori e gli imprenditori bio italiani sono molto più giovani rispetto alla media: sono per metà laureati o diplomati, per un terzo donne e interessati all’internazionalizzazione.

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