La pesca italiana si mobilita contro l’Ue

Si comincia domani a Venezia e Mazara del Vallo, ma le proteste del mondo della pesca proseguiranno per tutto l’anno. O, almeno, fino a quando la Commissione Europea non rivedrà le sue posizioni. Lo fa sapere l’Alleanza pesca, secondo cui “il Consiglio dei ministri della pesca di dicembre segnerà lo spartiacque di questo percorso, con ulteriori insostenibili riduzioni dell’attività in mare o con il varo di misure alternative”.
“Fino ad allora – spiega l’Alleanza – continueremo a far sentire forte e chiara la nostra voce, insieme a quella di tutte le altre organizzazioni italiane cooperative, amatoriali e sindacali e con i colleghi di altri Paesi euro mediterranei, con manifestazioni unitarie nazionali e internazionali. Le tante adesioni di tutte le forze politiche italiane, di europarlamentari, di Assessori regionali e dei Comuni delle marinerie ci fanno ben sperare e ci incoraggiano a proseguire il percorso intrapreso che – conclude – ci auguriamo renda evidente al Commissario Sinkevičius la inaccettabilità di Piani di gestione che provocherebbero il disastro sociale ed economico nella pesca mediterranea”.
Secondo l’Alleanza è a rischio l’intera filiera della pesca italiana “a causa di una politica dissennata che mira a chiudere la pesca a strascico, il comparto principale che rifornisce di pesce fresco le tavole degli italiani e dei turisti”.
I lavoratori occupati nella pesca spiegano che la cultura del mare e la vitalità delle comunità costiere rischiano di essere un ricordo del passato, a causa di una politica dissennata che mira a chiudere la pesca a strascico, il comparto principale che rifornisce di pesce fresco le tavole degli italiani e dei turisti. Il casus belli è verso la strategia europea della pesca nel Mediterraneo che continuerà a ridurre l’attività dei nostri pescherecci costringendo alla chiusura le imprese.
“Difficile pensare a una riconversione della cucina di mare italiana verso sogliole di Dover, merluzzo atlantico o pangasio del Mekong – denuncia ancora l’Alleanza – è sempre più difficile sperare che i turisti vengano in Italia per mangiare lo stesso pesce che trovano a casa loro”.

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