Pallini: i costi penalizzano l’export di vini e spirits

Un settore pesantemente colpito dai dazi Usa prima e, quando la ripresa post Covid sembrava essere arrivata, dai rincari e dalla scarsità dei noli di container che rendono impossibili le spedizioni. Tanto che oggi la vera sfida è “fare arrivare le merci a destinazione”. Micaela Pallini, presidente di Federvini, in una intervista ad Askanews fa il punto sul settore degli spirits che, in un mercato fondamentale come gli Stati Uniti, sta passando un lungo periodo di difficoltà, prima per l’effetto dazi imposti dalla presidenza Trump, poi per il Covid e, adesso, per i rincari dei prezzi delle materie prime e della dilatazione dei tempi di consegna. 
“Il mercato degli spirits è stato pesantemente colpito dall’introduzione dei dazi statunitensi, che nel 2020 sono costati la perdita del 40% in valore delle esportazioni di liquori italiani negli Stati Uniti”, spiega Pallini. 

“Finalmente a luglio scorso, dopo una prima interruzione di 4 mesi dal mese di marzo, è stata introdotta una sospensione per 5 anni dei dazi Usa. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo – dice – dopo una guerra commerciale nella quale gli spirits italiani hanno pagato un prezzo del tutto ingiustificato, per vicende totalmente estranee al settore”. 
Purtroppo i vantaggi connessi con le riaperture post pandemia e l’abolizione dei dazi, “che lasciavano presagire un’ottima ripresa – constata la presidente di Federvini – sono stati annullati dal rincaro e dalla scarsità dei noli di container dall’Italia verso gli Stati Uniti. Non solo i costi sono quadruplicati ed i tempi di consegna triplicati ma sta diventando impossibile pianificare le spedizioni. Tutti questi fattori, oltre ai rincari delle materie prime, corrodono i margini aziendali e minano le attività promozionali. La domanda negli USA è fortemente ripresa, ma la sfida ora è far arrivare le merci a destinazione”. 

Eppure, sia negli Usa sia a livello mondiale, i principali trend di consumo in materia di alcolici premiano il prodotto italiano. “Negli Stati Uniti è forte l’interesse verso gli spiriti italiani, così come in altri mercati asiatici e Nord Europei – spiega Pallini – Gli amari iniziano a esprimere dei volumi interessanti anche all’estero, grazie anche alla ormai ben riconosciuta tradizione liquoristica italiana e al rito dell’aperitivo, che ha ormai valicato i confini nazionali, aiutando la crescita del settore”. 

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