Grana Padano lega la produzione alla domanda

Si è rivelata giusta la decisione del Consorzio Tutela Grana Padano assunta lo scorso novembre di legare la produzione ai consumi. 

“Lo abbiamo deciso e vedendo l’andamento dei consumi globali nel 2021 e i numeri di fine anno ci hanno dato ragione, perché si è registrato un +2,8% in Italia, segno di stabilità e per certi versi inatteso dopo la loro vistosa crescita nel 2020. Ed anche i primi quattro mesi del 2022 confermano la tendenza, che così ha portato il mercato del Grana Padano DOP ad un andamento assai positivo. Dobbiamo tuttavia mantenere la guardia alta, per il caro energia, con il quale le aziende consorziate devono ogni giorno fare i conti” ha sintetizzatop il Presidente Renato Zaghini all’Assemblea del Consorzio.

Lo attestano i risultati ottenuti nel 2021 dal Piano Produttivo e sulle attività del Consorzio, approvata dall’assemblea, con alcuni provvedimenti per il 2022 per meglio allinearlo con gli obiettivi.

Dati decisamente positivi sono poi arrivati dall’export, cresciuto del 7,07%, grazie alla congiuntura internazionale e alle nuove strategie ispirate e accompagnate da KPMG, il prestigioso partner strategico che il Consorzio ha coinvolto circa un anno e mezzo fa. “Questa collaborazione ci ha portato a rivisitare gli investimenti promo pubblicitari e a rivedere la struttura marketing interna – ha sottolineato Stefano Berni, Direttore Generale del Consorzio -, scelte che stanno favorendo l’incoraggiante momento per l’intera nostra filiera e che vedono per il 2022 investimenti per 36 milioni di euro”.

A condividere le preoccupazioni e gli obiettivi contenuti nella relazione i rappresentanti di associazioni e istituzioni.

Per Paolo Zanetti, presidente di Assolatte, “grazie ad una grande sintonia di tutti gli imprenditori,il settore non ha ridotto l’offerta di latte, a differenza di altri paesi”, come ha ribadito Giovanni Guarneri, presidente del settore lattiero caseario di Confcooperative FedagriPesca Lombardia, sottolineando la carenza di latte a livello europeo, mentre Matteo Lasagna, vice presidente nazionale di Confagricoltura, non ha nascosto le preoccupazioni per l’ipotizzata norma europea sulle Indicazioni Geografica, alimentata a suo dire da spinte ideologiche.

Cristiano Fini, da pochi giorni nuovo Presidente Nazionale CIA e al suo primo impegno ufficiale in tale veste, ha elogiato la capacità di programmazione del Consorzio, fondamentale in un’ottica di crescita. Ci vuole però tanta prudenza per i rincari di materie prime e costi energetici – ha detto Fini -, frutto di una speculazione che impatta molto sui redditi e il future delle aziende. , Paolo Carra, presidente di Coldiretti Lombardia, ha sottolineato l’importanza degli investimenti pubblicitari, in particolare perché valorizzano la  comunicazione con i consumatori sul tema della tutela del territorio”.

I consorziati hanno poi discusso del Disciplinare di produzione, confrontandosi in particolare sulle iniziative legate alla sostenibilità ambientale, alla salubrità di prodotto e di processo e al benessere animale. Temi che hanno visto il Grana Padano primissimo protagonista italiano in materia, come conferma il progetto LIFE TTGG, realizzato con il Politecnico di Milano, la Cattolica di Piacenza, Qualivita e il formaggio francese Comtè, che portano alla certificazione Made Green in Italy del Ministero della Transizione ecologica.

Dati produttivi ed Export 2021

Il 2021 ha chiuso con una produzione complessiva di 5.234.443 forme pari a 2.032.896 quintali, (-0,40% rispetto al 2020),il 44% di formaggio marchiato esportato ed un conseguente 56% consumato in Italia. Con 2.240.335 forme (da 37,5 kg), l’export 2021 fa segnare una crescita del +7,07%. L’Europa, con 1.862.833 forme, assorbe oltre l’83% delle esportazioni di Grana Padano DOP, con un incremento del 5,93% rispetto al 2020. La Germania, con una crescita del 2,83%, consolida sempre più la posizione di primo destinatario per le esportazioni di Grana Padano DOP, per un totale di 581.246 forme. Al secondo posto assoluto si conferma la Francia con 256.645 forme, incrementando del 8,3%, come al terzo i Paesi del Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo), con un incremento complessivo del 14,92% e un totale di 188.907 forme, davanti agli Stati Uniti, tornati a crescere del 14,54% raggiungendo un totale di 172.486 forme. La Svizzera sale al quinto posto, con 137.604 forme e un aumento del 4,44%, scavalcando il Regno Unito, che per effetto della Brexit perde l’11,17%, unico in calo tra i principali importatori, e scende a 127.567 forme. Completano la top ten Spagna, Austria, Canada e la sorprendente Svezia, che ha il primato del tasso di crescita con il 20,04% 

La produzione nel 2021 si è divisa per il 37,28% a favore delle Industrie e per il 62,72% a favore delle Cooperative. Guardando, poi, nello specifico alle aree geografiche si evidenzia che la provincia di Mantova, con 28 caseifici, ha prodotto il 30,40% del totale annuo. Seguono: Brescia con 29 caseifici e una produzione del 22,06%, Cremona con 9 caseifici e il 17,46% e Piacenza con 20 caseifici e l’11,47%. Il Veneto, con 25 Caseifici (tenendo conto anche del latte veneto lavorato fuori Regione), ha prodotto il 15,49%.

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