Al Meeting di Rimini si discute sul cibo per il mondo

La domanda mondiale di cibo è in continuo aumento. La richiesta di cereali è passata da 1750 milioni di tonnellate nel 2010 a 2300 milioni nel 2022 ed è in continua crescita. Fino al 2021, la produzione agricola è stata capace di soddisfare l’aumento dei consumi alimentari. Ma il 2022 ha fatto registrare una grande crisi alimentare mondiale per effetto della guerra Russia-Ucraina e della siccità.

L’agricoltura sarà in grado di produrre grano e pane per tutti? La strategia dell’agricoltura sarà la produttività o la sostenibilità? Il cibo o l’ambiente? Sono le domande che, nell’ambito del Meeting 2022 in corso alla Fiera di Rimini, Camillo Gardini, presidente CdO Agroalimentare, ha posto a quattro ospiti: Angelo Frascarelli, presidente ISMEA; Alessio Mammi, assessore Agricoltura Regione Emilia-Romagna; Stefano Pezzini, componente Cda e della Commissione Pubblicità del Consorzio di Tutela del Grana Padano. Ugo Ravanelli, presidente MARR (Magazzini Alimentari Riuniti Riminesi).


Frascarelli ha sfatato la leggenda secondo la quale l’Europa avrebbe rischiato e rischi di rimanere senza pane. Non è un pericolo che corriamo, perché l’Europa produce più cereali di quanti abbia bisogno (il 136% del consumo). «Il vero granaio del mondo è l’Europa, con la Francia in testa», ha dichiarato il presidente dell’ISMEA. «Il grano tenero, quello che serve per la panificazione, lo prendiamo appunto in Francia e in Ungheria. Certo, russi e ucraini sono grandi esportatori, ma non abbiamo bisogno di loro. Piuttosto ne hanno bisogno i Paesi dell’Africa e dell’Asia che si sono trovati davvero in crisi». A detta di Frascarelli, questa autonomia alimentare del nostro continente dipende soprattutto dalla Pac (la Politica agricola comune) che da sessant’anni regola lo sviluppo dell’Europa in questo campo. Adesso, però, bisogna guardare avanti e riammodernare politiche ed interventi, in modo da coniugare produzione e sostenibilità. Ci sono dei fattori strutturali che per il relatore influiscono in maniera decisiva sul mercato: l’aumento di consumi e di produzione, il cambiamento climatico, le risorse finanziarie. «La politica strutturale più importante», ha indicato il presidente dell’ISMEA, «rimane certamente la riforma verde, l’obiettivo della neutralità climatica che l’Europa si è imposta di raggiungere entro il 2050». La popolazione mondiale aumenta, i consumi si impennano e i prezzi anche, complici il Covid, la siccità e la guerra in Ucraina. «Dobbiamo produrre di più per sfamare il resto del mondo», ha riconosciuto Frascarelli, «ma dobbiamo perseguire una maggiore sostenibilità. Tutta l’economia, e non solo l’agricoltura, debbono raggiungere la neutralità climatica». La strada da percorrere l’Europa l’ha sintetizzata in uno slogan: “Farm to fork”, per un sistema agroalimentare equo sano e rispettoso dell’ambiente. «Noi produrremo di più, e non di meno, salvando l’ambiente con l’innovazione», ha spiegato Frascarelli per rassicurare i produttori, «attraverso una agricoltura smart che contribuirà alla transizione ecologica. Abbiamo bisogno di grandi innovazioni e le risposte le troveremo se non saremo prigionieri dei piccoli interessi del quotidiano. E non dimentichiamo che in passato l’uomo ha sempre innovato».


Il Consorzio del Grana Padano produce 5 milioni e 200mila forme l’anno, riunisce 129 caseifici e oltre 4000 stalle distribuiti in cinque regioni e tredici province. Gli addetti sono complessivamente 40mila. Pezzini ha parlato di numerose nubi all’orizzonte: «La prima è quella del costo dell’energia. Siamo passati da un costo energetico di 45 centesimi per chilogrammo di grana a 2,30 euro. Nonostante questo ed altri problemi, siamo riusciti a garantire il rifornimento del mercato, anche se oggi vediamo che la produzione si sta riducendo». Il Consorzio si è posto due obiettivi: produrre con zero sprechi e cercare la neutralità climatica, tenendo presenti i diciassette obiettivi dello sviluppo sostenibile. Anche per Pezzini la risposta è nell’agricoltura smart, nella capacità di ingegnarsi a trovare nuove risposte, «scommettendo soprattutto su quei giovani che hanno deciso di credere nel loro lavoro e restare nelle aziende».


Ravanelli, tenendo d’occhio il mercato dell’alimentazione extradomestica, ha rivelato che di 240 miliardi di consumi alimentari almeno ottanta riguardano i pasti fuori casa, dai ristoranti alle comunità, ed è sicuro che i dati del 2022 supereranno quelli pre Covid. I numeri della MARR, che copre una quota di mercato del 15%, sono di tutto rispetto: 1,7 miliardi di fatturato nel 2019, 1,5 nel 2021 (ma si era in pieno Covid e la gente era costretta in casa); 3500 collaboratori e dipendenti che soddisfano la domanda di 50mila clienti. Uno degli obiettivi della MARR è la limitazione degli sprechi (ogni anno, ciascuno di noi butta via 67 chilogrammi di cibo). La strategia è quella della selezione di prodotti a km zero (ne sono stati già individuati 1100); della pesca sostenibile, riconoscendo prezzi equi ai produttori africani e limitando il consumo di acqua nella conservazione del pescato (c’è già un risparmio di 2,3 tonnellate di liquido).


All’assessore Mammi il compito di dimostrare l’impegno della politica nella transizione ecologica. Mammi ha ricordato la centralità dell’Europa, dopo la globalizzazione selvaggia pre-Covid, affermando che ci sono asset strategici a cui non possiamo rinunciare: dalla tecnologia sofisticata alla gestione del dati alla produzione di energia. L’assessore ha elencato quanto sta facendo al riguardo l’Emilia Romagna: l’imminente inaugurazione a Bologna del terzo computer più potente in Europa per l’elaborazione dei dati; la prossima realizzazione al largo di Ravenna di un rigassificatore, insieme al più grande parco eolico e fotovoltaico d’Europa; ricerca, innovazione e formazione per sostenere le imprese dell’agroalimentare (313 milioni di investimenti nei prossimi cinque anni).

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