Piano di sviluppo per la Pernigotti

Presentato a Roma ai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico e ai sindacati il piano di rilancio della Pernigotti, la storica azienda dolciaria piemontese dal 2014 di proprietà del gruppo turco Toksoz e che ora fa capo a Jp Morgan Asset Managemen in base a un contratto di compravendita siglato la settimana scorsa e operativo a fine settembre.

Il piano industriale copre fino al 2027, in cui tutto il 2023 è considerato come un anno di transizione prima dell’entrata a pieno regime delle attività. L’ipotesi è quella di chiudere il 2023 con un fatturato sui 18 milioni di euro e di raddoppiarlo in 4 anni a 38 milioni. In questo quadro, un ruolo molto forte lo giocano le sinergie sul fronte della distribuzione ma anche degli acquisti, per esempio, con la cremonese Walcor, nota per le sue monetine di cioccolato, che ha attività complementari rispetto alle creme spalmabili e ai gianduiotti di Pernigotti, non legati esclusivamente a ricorrenze. E il primo test potrebbero essere proprio le festività natalizie quando i prodotti dell’azienda piemontese potrebbero arrivare sugli scaffali dei supermercati grazie a un accordo commerciale con Walcor. L’investimento di partenza dovrebbe aggirarsi, secondo le stesse fonti, intorno ai 5-6 milioni di euro, una somma necessaria per la futura proprietà per rimettere in piedi l’azienda, su cui in questi anni gli investimenti sono stati ridotti al lumicino. 

Tuttavia c’è un altro aspetto di questa operazione di salvataggio che è necessario tenere in considerazione ed è proprio la concessione della proroga di 12 mesi della cassa integrazione straordinaria, scaduta lo scorso 30 giugno che è una condizione necessaria per il closing dell’operazione al 30 settembre.

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