Federdistribuzione contro il Regolamento Ue sugli imballaggi

“La nuova proposta di Regolamento europeo sugli imballaggi, così com’è formulata, sembra avere un orientamento ideologico e poco aderente alle differenti logiche con cui si opera nei diversi Paesi nonché all’operatività concreta dei mercati. Il modello italiano di gestione dei rifiuti di imballaggi è infatti un’eccellenza nel panorama europeo, che non può venire minata da interventi diretti, che piovono dall’alto e che vadano ad incidere sulla catena del valore di intere filiere nazionali”.

Così Federdistribuzione in una nota.

L’a federazione osserva che “il tasso di riciclo degli imballaggi negli ultimi anni in Italia ha superato ogni previsione, con percentuali intorno al 70%, raggiungendo con anni di anticipo gli obiettivi previsti dall’Europa per il 2030. Riteniamo inadatto che un Regolamento UE vada a disciplinare la materia, mentre sarebbe più opportuno l’utilizzo di una Direttiva come linea di indirizzo che lasci agli Stati membri la possibilità di trovare gli strumenti migliori per sviluppare le rispettive strategie di economia circolare e per implementare i propri sistemi industriali che operano nella gestione dei rifiuti, con tempi di attuazione adeguati. Nella proposta – prosegue Federdistribuzione – rileviamo importanti criticità su tutta la parte relativa al riutilizzo, anche considerando che mancano ad oggi risultanze adeguate sul rapporto tra impatti ambientali e costi/benefici che derivano da questi sistemi. Non mancano evidenze, anche da indagini UE, su come sia in corso un ripensamento dei sistemi di riutilizzo negli Stati membri, proprio per la diseconomicità e la scarsa sostenibilità ambientale. Con riferimento ai sistemi DRS (Deposit Return System), si è dimostrato come in diversi Paesi non hanno creato efficienza ma, in alcuni casi, hanno danneggiato il sistema di raccolta e riciclo già operante. È quindi indispensabile un’implementazione con i tempi e le cautele adeguate, secondo regole di buon senso che non appesantiscano troppo il costo per i consumatori, soprattutto in un momento come quello che stiamo attraversando. I punti di vendita potranno anche dare un contributo in questa direzione, ma non possono diventare un sostituto dei centri di raccolta autorizzati: non si possono trasformare i luoghi del commercio e dello shopping in centri di smistamento rifiuti. Riteniamo fondamentale che in sede di discussione della proposta di Regolamento il “sistema Italia” (Governo, Istituzioni e associazioni) sia in grado di tutelare il modello circolare nazionale, affinché non venga scardinato un’eccellenza italiana nel panorama europeo”.

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