L’Ue autorizza le farine da larve, le prime in vendita dal 26 gennaio

L’Ue autorizza le prime farine da larve di vermi e l’Italia agroalimentare insorge.
Le larve del verme della farina minore (Alphitobus diaperinus) congelate, in pasta, essiccate e in polvere potranno essere commercializzate in Ue come nuovo alimento dal 26 gennaio.
E’ l’effetto di un regolamento proposto dalla Commissione europea e approvato dagli Stati membri, pubblicato il 5 gennaio scorso. Con le larve del verme della farina minore sono quatto gli insetti e i loro derivati ad aver ricevuto il via libera come nuovo alimento dall’Unione europea dopo le larve del verme della farina, le locuste e i grilli. La Commissione Ue ha autorizzato la società Ynsect NL B.V.

Contro la decisione arrivano anche le prime reazioni da parte italiana.

 “Nessuno vuole vietare un bel piatto di insetti a chi lo desidera, ma non si racconti la barzelletta della sostenibilità” commenta così Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, la notizia “In un momento in cui la nostra produzione agroalimentare rischia di essere smantellata in nome di una sostenibilità ideologica che vorrebbe trasformare i nostri terreni agricoli in giardini improduttivi, esponendoci a quei rischi sull’approvvigionamento  a cui la pandemia prima e la guerra poi ci hanno tragicamente abituati, è davvero pericoloso far credere che consumare  grilli e larve sia la soluzione per salvaguardare il pianeta” precisa il consigliere e aggiunge “Si difenda piuttosto il modello agroalimentare italiano, esempio di sostenibilità a livello mondiale, in grado di vincere la sfida di produrre il cibo necessario a rispondere a un fabbisogno crescente  impattando sempre meno”.

“Gli insetti sono sostenibili solo se li si raccoglie come i nostri progenitori, è in malafede chi sostiene il contrario – dice ancora Scordamaglia – per usare gli insetti per sfamare 8 miliardi di persone li si dovrà allevare con metodi ben più impattanti ambientalmente in termini di energia, acqua e uso di antibiotici, generando impatti ben superiori al nostro allevamento tradizionale. Per non parlare dei problemi di sicurezza e dei fattori antinutritivi (si pensi alla chitina) che essi contengono”. “In questo scenario – conclude Scordamaglia – è chiaro che non saranno gli insetti a salvare il mondo,  la vera battaglia è quella di continuare a innovare un settore agroalimentare che ha già raccolto da tempo la sfida della sostenibilità”

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