60 anni di surgelati in Italia

I surgelati compiono 60 anni. Era, infatti, il 1963 quando le principali industrie produttrici di surgelati fondavano l’Iias – l’Istituto Italiano Alimenti Surgelati per valorizzare un prodotto che come ha detto il suo attuale presidente Giorgio Donegani, “ha portato a una rivoluzione nel nostro rapporto col cibo”. Oggi sono apprezzati dal 90% degli italiani che ne consumano 16 chili a testa ogni anno.

E’ negli anni 60 che inizia la diffusione su larga scala dei cibi sotto zero in Italia. Sono gli anni del miracolo economico, un po’ in ritardo rispetto ai Paesi dell’Europa centro settentrionale, e la loro diffusione viaggia di pari passo con quella degli elettrodomestici: se nel 1958 solo il 13% possedeva un frigorifero, nel 1965 questa percentuale era quadruplicata raggiungendo oltre la metà della popolazione (55%). Del resto per conservarli in casa occorreva il freezer che arriverà solo alla fine del decennio. Negli anni 70 conquistano così un posto stabile nelle dispense italiane, ma è nel decennio successivo che le vendite accelerano. A fare il resto sarà ancora una volta l’innovazione, come l’Iqf (Individually quick frozen, il surgelato individualmente), che negli anni 90 imprime una svolta all’industria, vent’anni prima della sterzata portata dalla pandemia. Negli anni del distanziamento e dei lockdown, infatti, i surgelati consumati in Italia toccano le 940 mila tonnellate, guarda caso in concomitanza con la crescita del 21% delle vendite di freezer.

E oggi come siamo messi?

Le attese degli esperti sono verso una stazionarietà della domanda con una lieve flessione di quella domestica a favore di un incremento di quella del fuoricasa per la piena ripresa delle attività di ristorazione.

Secondo l’Ilias nel canale della gdo il 2022 ha avuto una prima parte positiva una seconda leggermente negativa che si compensano. All’inizio del 2023 c’è stata una leggera flessione ma nell’andare avanti nel corso si attende un recupero.

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