ANIR: l’aumento dei prezzi alimentari mette in crisi la ristorazione collettiva

Lorenzo Mattioli

 “In base ai dati ISTAT della settimana scorsa e relativi al mese di febbraio 2023, a fronte di una diminuzione dell’inflazione generale, che dal 10% passa al 9,2%, non diminuiscono le spinte al rialzo dei prezzi nel comparto degli Alimentari sia lavorati (da +14,9% a +16,2%), sia non lavorati (da +8,0% a +8,4%) e i prezzi nella filiera agro-alimentare si mantengono con un’accelerazione tendenziale fino a raggiungere il 15%, ben 0,9% in più rispetto al dato che si era registrato a gennaio. Un dato che conferma l’allarme lanciato dal settore della ristorazione collettiva che oggi eroga pasti con costi di produzione aumentati mediamente del 30% in più e che continueranno ad aumentare, senza veder riconosciuta la revisione dei prezzi nei contratti.
Stiamo ormai arrivando ad una crisi strutturale della ristorazione collettiva che mette sempre più in difficoltà le aziende. Una condizione che ha portato ANIR Confindustria ad invitare anche tutto il settore ad una straordinaria mobilitazione convocata per il prossimo 23 marzo a Roma.

«Trovo inconcepibile che il Governo e la Pubblica Amministrazione oggi continuino a girarsi dall’altra parte, non riconoscendo e di fatto addirittura impedendo a queste aziende di adeguare i propri servizi allo sfrenato aumento dei prezzi che subiscono. Fino ad ora, nonostante le difficoltà non sembrano cessare, con l’aumento dei prezzi e il sommarsi di problemi dovuti alla crisi ambientale (è di oggi l’allarme siccità lanciato dal settore agroalimentare), non abbiamo visto attuarsi nessuna misura o azione concreta, anzi la scrittura del nuovo codice degli appalti sulla revisione prezzi per il nostro settore peggiora lo stato già precario della situazione. Cosa vogliamo scongiurare? L’entrata in crisi irreversibile di un settore che costerebbe la riduzione dei pasti anche nelle scuole e negli ospedali» – E’ quanto dichiara il Presidente di ANIR Confindustria, Lorenzo Mattioli.

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