L’ennesimo attacco dell’Unione Europea alle tradizioni e alle produzioni medierranee è il regolamento Sur pubblicato dalla Commissione europea che definisce irrilevante la prevedibile diminuzione della produzione di uva nell’Unione Europea in quanto non si tratterebbe di una coltura essenziale.

Quanto basta per far insorgere òle associazioni italiane, francesi e spagnole del settore che ricordano come l’Unione Europea sia il primo produttore di vino al mondo, con il 45% della superficie viticola mondiale. 

Lo studio sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari prevede un calo della produzione di uva dovuto agli effetti della riduzione dei fitosanitari, stimato al 18% in Spagna, al 20% in Italia e al 28% in Francia.

 “Non prendere in debita considerazione il rilievo economico, occupazionale e sociale che il comparto vitivinicolo europeo ricopre appare un chiaro errore di valutazione”, dice Micaela Pallini, presidente di Federvini che ricorda che “In Italia così come in altri Paesi membri dell’Unione europea il settore assume un ruolo invece essenziale, assicurando benessere e lavoro a centinaia di migliaia di persone considerando anche l’indotto. Per questo non possiamo che respingere le conclusioni dello studio della Commissione europea, auspicando un intervento deciso dai nostri rappresentanti in sede comunitaria”.

Lo studio inoltre è “totalmente inaccettabile” secondo le organizzazioni rappresentative della catena del valore del vino in Spagna, Francia e Italia: è incomprensibile che “la Commissione europea ipotizzi e preveda la penalizzazione di un intero settore di grande importanza per l’economia europea”.

Gli operatori e le aziende vitivinicole sono da tempo impegnati nella transizione ecologica e continueranno ad esserlo. “C’è ancora molto lavoro da fare e i nostri produttori devono poter portare avanti questo impegno per la sostenibilità ambientale senza inutili polemiche”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui