
La chiusura di vari valichi alpini sta creando e sempre più creerà problemi al trasporto delle nostre merci e all’export agroalimentare a tutto vantaggio dei nostri conpetitor internazionali. “La chiusura di questi collegamenti fondamentali con i nostri principali mercati di esportazione rischia di tagliare il nostro export e di avvantaggiare altri paesi come la Spagna” chiarisce l’amministratore delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia.
Quasi i due terzi (63%) delle esportazioni agroalimentari italiane interessano i Paesi dell’Unione Europea, e vengono raggiunti principalmente attraverso i valichi alpini.l’88% delle merci che in Italia viaggia infatti su gomma, osserva Filiera Italia.
Da est a ovest, ogni anno, passano per l’arco alpino italiano oltre 170 milioni di tonnellate di merci, il 60% di quanto il Paese importa ed esporta, da e verso il resto del mondo. Ora, l’avvicendarsi di eventi avversi e di criticità già note pone il rischio concreto di blocchi e colli di bottiglia, con conseguenze dirette sul tessuto economico, in particolare per il comparto record dell’ agroalimentare, che del settore è il capofila dopo aver raggiunto i 60,7 miliardi nel 2022 ed aver registrato un +8% che nei primi cinque mesi di quest’anno.
“Non si può continuare a puntare su un asset così fondamentale per l’economia del paese senza investire adeguatamente in infrastrutture logistiche, la necessità è di cambiare un paradigma che ha portato negli anni a far viaggiare l’85% delle nostre merci su gomma”. Conclude Scordamaglia “Bene in questo senso gli investimenti del PNRR destinati alla logistica, mirati a ridurre il costo ad oggi più alto in Europa, quello del trasporto pesante pari a 1,12 € a km. Essenziale anche che questi investimenti vengano esclusi dal conteggio del debito pubblico nel prossimo patto di stabilità UE’.

























