Salvador (API): rivedere la strategie Ue per pesca e acquacoltura

“A livello dell’Unione europea occorre rivedere le strategie per valorizzare adeguatamente le nostre eccellenti produzioni. Rappresentiamo una avanguardia in Europa, grazie alla qualità, all’elevato valore nutrizionale, la sicurezza alimentare, senza dimenticare la forte integrazione di filiera in azienda”, dice Pier Antonio Salvador, presidente di API, l’associazione che riunisce i piscicoltori di Confagricoltura.

L’acquacoltura è uno dei settori in più rapida crescita per la produzione di proteine e l’UE è il quinto produttore ittico a livello mondiale. Un’attività importante in molti Stati membri, che produce più di 5 miliardi di euro di valore l’anno, contribuendo al 18% della produzione totale in acquacoltura, e impiega 85mila persone.

Salvador sottolinea alcune delle priorità da affrontare. A partire dal problema dell’etichettatura.

“L’etichettatura va promossa, non solo nei ristoranti, ma estesa a tutta l’Horeca per fornire chiarezza ai consumatori e valorizzare le nostre produzioni sane e sicure. Il più alto consumo di prodotti ittici, con una media di 24,5 kg/pro capite all’anno, superiore alla media mondiale di 18 kg è in Europa, mentre in Italia soltanto 2 pesci su 10 sono di provenienza nazionale”. 

Oltre l’etichettatura, per l’API è necessario dare tempi certi di attribuzione e durata per le concessioni demaniali marittime. Serve un chiarimento definitivo sulla natura di quelle destinate all’attività di acquacoltura, un’attività produttiva che richiede investimenti importanti.

A proposito del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Feampa), il presidente Salvador, evidenzia la necessità di partire al più presto e in modo uniforme tra le diverse regioni. “È essenziale che il MASAF esplichi un ruolo di regia e controllo sull’operato degli organismi intermedi”.

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